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Ad
una festa, religiosa, in genere, ci si arriva con una prescritta
preparazione fatta di prediche durante la “novena”.
Si definiscono così, i nove giorni prima di una festa
religiosa.
Nei nove giorni prima del Natale, una comitiva di giovani
forniti di vari strumenti musicali (alcuni anche “originali”)
percorreva, prima ancora dell’alba, le vie del paese,
suonando arie natalizie, pastorali ed inni, eco e ricordo
di antiche nenie accompagnate dal suono dei pifferi e delle
cornamuse degli antenati pastori. Il suono di questa improvvisata
“banda” aveva il compito di svegliare gli abitanti
del paese ed invitarli alla messa che veniva celebrata appunto
prima dell’alba, per tutti i nove giorni precedenti
la festività natalizia.
La comitiva di suonatori si fermava, poi, in un vicolo del
paese dove una famiglia, diversa a seconda dei giorni, apriva
la porta e ospitava e rifocillava i suonatori.
La gente del paese intanto, si avvicinava verso la chiesa.
La mattina della vigilia, poi, la comitiva di suonatori della
novena faceva il giro del paese a raccogliere qualche offerta
con cui organizzare un pranzo da consumare in allegria.
Ora l’usanza, sparito il momento religioso-devozionale
della messa prima dell’alba, viene, a volte, ripresa.
In epoca ancora più antica il suono dei “novenari”
che si levava nel silenzio delle campagne quando non partiva
addirittura da una delle contrade che circondano la zona,
svegliava anche i contadini e i pastori, la povera gente della
campagne insomma, che accendeva un tizzone con cui farsi luce
e scaldarsi per via e si avviava verso la chiesa dal cui campanile
si levavano i primi rintocchi.
Di ciò resta, ora, solo un ricordo sia perché le
campagne sono state spopolate dalle emigrazioni sia perché
alla novena, è bene dirlo, non partecipa quasi nessuno.
Quale è il motivo di questo cambiamento ?
E’ forse dovuto al fatto che la “novena”
ha perduto la sua “funzione sociale”, nel senso
che costituiva un pretesto per rincontrarsi e per intrecciare
nuove amicizie, scegliere il marito o la sposa ?
Certo oggi, rispetto ad ieri si ha più, almeno nella
zona, la possibilità di scambi interpersonali anche se
si dubita, alquanto, dell’intensità e della sincerità
di qualsiasi relazione tra le persone.
O forse perché il subalterno, oggi difficilmente si commuove
e partecipa ai rituali religiosi spinto da un labile ricordo
dell’infanzia e alla ricerca di quella gioia e di quella
gratificazione che provava allora ?
Ora delle “novene” di cinquanta anni fa, resta
solo un ricordo fra le persone anziane, le quali nel riferirne
i modi e la tecnica di svolgimento facevano trapelare la nostalgia
del tempo passato e il loro turbamento per il nostro tempo.
Per
gentile concessione della
Prof.ssa Margherita Catania
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