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Sabato 11 - ottobre - 2008 - 21:48
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Michele BONADIO
Direttore didattico
(Platania 7.5.1922 - 24.8.1964)

Una vita come quella di tanti platanesi e proprio per questo emblematica e significativa.
Quando nasce, il 7 maggio 1922, il padre è già emigrato negli Stati Uniti d'America. Il bambino viene allevato dalla madre, tessitrice al telaio e dalla zia materna. Frequenta le scuole elementari e dimostra una vivida intelligenza ed una innegabile sete di sapere, tanto che i suoi maestri consigliano il proseguimento degli studi. Dopo la licenza elementare, conseguita nel 1933, viene avviato, come tutti i ragazzi dell'epoca, a imparare un mestiere e va nella bottega di "mastro Agostino", falegname. Ma il ragazzo ha desiderio di leggere, di conoscere e chiede ai suoi insegnanti di dargli dei libri che legge con avidità nei momenti liberi. Finché un giorno decide di scrivere al padre, in America, per chiedergli ardentemente di farlo studiare, promettendo che i soldi non saranno sprecati; il padre acconsente e lui si butta a capofitto nei libri, aiutato dal maestro Paolino Cerminara; da privatista, supera l'esame di ammissione e poi consegue il diploma della scuola di I grado e si iscrive all'istituto magistrale di Catanzaro. Al termine dell'anno scolastico 1940/41 consegue l'abilitazione all'insegnamento nella scuola elementare. Nel '42 vince il concorso magistrale e viene assegnato a Bella di Nicastro e, nell'anno successivo, a Rindina di Platania. Poi, scoppia la guerra, va in mobilitazione e viene inviato in Abruzzo. Finita la guerra riprende l'insegnamento; si iscrive all'Università di Messina e nel '48 consegue il Diploma in vigilanza scolastica.
Nel '47 il padre, ormai diventato anche "cittadino americano", può mandargli l'atto di richiamo e portarlo in America, ma Michele preferisce restare al suo paese e sposarsi. Dal matrimonio nascono tre figli. La madre che lo ha allevato e sostenuto con tanto amore, nell'anno successivo, certa che il figliolo può camminare da solo, accetta di andare in America e, dopo 26 anni, riabbraccia il marito. Michele conosce il padre all'età di 36 anni quando il genitore rientra, per qualche settimana, in Italia.
Michele è un maestro appassionato, che ha scelto questa professione perché lo affascina stare con i bambini ed aiutarli nelle loro prime conoscenze; è un uomo attivo ed impegnato nel sociale che concepisce la scuola come servizio civile, come strumento per la rinascita del paese: sono gli anni del dopoguerra ed il paese ha bisogno di punti di riferimento, molti padri di famiglia sono emigrati in cerca di lavoro ed ai bambini serve qualcuno che stia loro accanto, che li educhi; è un maestro moderno che guarda lontano anche per quanto riguarda la didattica: si batte per l'istituzione di un "doposcuola" che non sia solo momento di recupero e di aiuto per gli alunni bisognosi di maggiori cure, ma anche momento di socializzazione e, soprattutto, laboratorio per una didattica innovativa, in cui gli alunni possano dare sfogo alla loro fantasia ed alle loro tendenze. Ne viene fuori una scuola che utilizza "linguaggi" e strumenti didattici "nuovi": la musica, che egli conosce e che trasmette agli alunni, la pittura, la manipolazione della cartapesta, la drammatizzazione. Si circonda di alcuni alunni volenterosi e mette su una piccola tipografia a caratteri mobili con la quale stampa un piccolo giornalino e diffonde gli elaborati degli alunni.
Dal 1952 è segretario del Patronato Scolastico e Direttore del Refettorio, compiti disimpegnati "a titolo gratuito, dimostrando, nel delicato disimpegno delle sue mansioni, senso di specchiata onestà, sensibilità verso il pubblico ed abnegazione verso tutti gli alunni poveri assistiti"
Nello stesso anno ha inizio il suo impegno nell'Asilo Infantile "San Michele Arcangelo" che il gruppo insegnante riceve in gestione dal parroco don Sante Calabrese. Il giovane Michele, con l'entusiasmo che gli è proprio, inizia l'opera di ricostruzione dell'istituzione: scrive lo Statuto, forma il Comitato di Gestione, ne diviene Presidente, cerca in tutti i modi fondi per iniziare, si batte per trovare una sede idonea e suppellettili accettabili, chiama le Suore per il suo funzionamento e, finalmente, l'Asilo accoglie i bambini che hanno bisogno di essere custoditi ed educati. E' un'altra opera educativa che si affianca a quella della scuola pubblica e che si dimostrerà di estrema importanza per il paese: le suore, infatti, interagiscono in modo positivo con la popolazione e riescono ad aggregare, attorno all'Asilo, anche i giovani del paese. Un altro obiettivo che si pone Michele Bonadio è quello di dotare l'Asilo di un edificio proprio: incalza il Comune perché presenti la richiesta alla Cassa per il Mezzogiorno e sollecita, continuamente, le Istituzioni interessate a finanziare l'opera e a porre in essere gli atti per la sua realizzazione.
Nel '56 partecipa al concorso per Direttore Didattico e lo vince classificandosi ai primi posti e così il 14 dicembre dello stesso anno lascia per sempre la sua scuola di Platania e viene destinato a dirigere le scuole di Petilia Policastro nel crotonese. Un paese che è tanto lontano da raggiungere con la piccola Fiat 500, vinta, nel 1950, al concorso per i nuovi abbonati alla radio e che costringe Michele a trasferirvi anche la famiglia. Diviene così anch'egli "emigrato", uno dei tanti "Platanesi nel mondo" che nelle arti, nei mestieri, nelle professioni ed in tutti i lavori si sono imposti per la loro onestà ed il loro impegno, guadagnando, in ogni angolo della terra, stima ed affetto. A Petilia può dare sfogo alle sue qualità organizzative, alle sue indubbie capacità pedagogiche e culturali, al suo spirito d'iniziativa, che gli permettono di rivitalizzare una scuola che si stringe intorno al suo direttore contagiata dal suo entusiasmo e conquistata dalla sua bontà e dalla sua cortesia. Poi viene trasferito a Catanzaro e nel capoluogo di provincia dimostra ancor più le sue doti, divenendo ben presto punto di riferimento per tanti maestri che lo eleggono a loro guida e consigliere.
Intanto ristruttura la vecchia casa a Platania con la speranza di potervi ospitare i genitori che, ormai pensionati, pensano di ritornare in Italia ed ha quasi ultimato i lavori della casa in cooperativa a Catanzaro per la sua famiglia. I genitori, infatti, rientrano in Italia nel giugno del 1964: è tempo di progetti, di una nuova vita, con la famiglia tutt'intorno, di un sogno inseguito tutta la vita che si è realizzato. Ma il Destino non la pensa così! E per Michele Bonadio ha progettato altri disegni. "Muor giovane chi è caro agli Dei" e Michele Bonadio, colpito da un infarto, inaspettato e devastante, muore, tra le braccia della madre, la mattina del 24 agosto del 1964, lasciando un sincero e vasto cordoglio fra quanti lo conobbero e con lui ebbero rapporti di lavoro o di amicizia.
Non fa in tempo a vedere l'inizio dei lavori della sede del suo "Asilo", ormai scuola materna, appaltati proprio qualche mese prima e per ottenere i quali aveva speso tante energie e tanto entusiasmo.
Il suo Paese, riconoscente, nel 1996, alla presenza del Sovrintendente scolastico regionale, del Provveditore agli Studi che lo ha conosciuto ed apprezzato come collaboratore ed amico, gli intitola la scuola materna, "un atto dovuto - come afferma il sindaco - poiché è lui il padre fondatore della scuola per cui tanto operò, ma soprattutto amò come platanese. Per noi è un dovere civico verso un figlio di Platania, distintosi per intelligenza, bontà d'animo ed attaccamento al paese natio".

Dr. Giuseppe Bonadio

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