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Una
vita come quella di tanti platanesi e proprio per questo emblematica
e significativa.
Quando nasce, il 7 maggio 1922, il padre
è già emigrato negli Stati Uniti d'America. Il bambino viene
allevato dalla madre, tessitrice al telaio e dalla zia materna.
Frequenta le scuole elementari e dimostra una vivida intelligenza
ed una innegabile sete di sapere, tanto che i suoi maestri
consigliano il proseguimento degli studi. Dopo la licenza
elementare, conseguita nel 1933, viene avviato, come tutti
i ragazzi dell'epoca, a imparare un mestiere e va nella bottega
di "mastro Agostino", falegname. Ma il ragazzo ha desiderio
di leggere, di conoscere e chiede ai suoi insegnanti di dargli
dei libri che legge con avidità nei momenti liberi. Finché
un giorno decide di scrivere al padre, in America, per chiedergli
ardentemente di farlo studiare, promettendo che i soldi non
saranno sprecati; il padre acconsente e lui si butta a capofitto
nei libri, aiutato dal maestro Paolino Cerminara; da privatista,
supera l'esame di ammissione e poi consegue il diploma della
scuola di I grado e si iscrive all'istituto magistrale di
Catanzaro. Al termine dell'anno scolastico 1940/41 consegue
l'abilitazione all'insegnamento nella scuola elementare. Nel
'42 vince il concorso magistrale e viene assegnato a Bella
di Nicastro e, nell'anno successivo, a Rindina di Platania.
Poi, scoppia la guerra, va in mobilitazione e viene inviato
in Abruzzo. Finita la guerra riprende l'insegnamento; si iscrive
all'Università di Messina e nel '48 consegue il Diploma in
vigilanza scolastica.
Nel '47 il padre, ormai diventato anche "cittadino americano",
può mandargli l'atto di richiamo e portarlo in America, ma
Michele preferisce restare al suo paese e sposarsi. Dal matrimonio
nascono tre figli. La madre che lo ha allevato e sostenuto
con tanto amore, nell'anno successivo, certa che il figliolo
può camminare da solo, accetta di andare in America e, dopo
26 anni, riabbraccia il marito. Michele conosce il padre all'età
di 36 anni quando il genitore rientra, per qualche settimana,
in Italia.
Michele è un maestro appassionato, che ha scelto questa professione
perché lo affascina stare con i bambini ed aiutarli nelle
loro prime conoscenze; è un uomo attivo ed impegnato nel sociale
che concepisce la scuola come servizio civile, come strumento
per la rinascita del paese: sono gli anni del dopoguerra ed
il paese ha bisogno di punti di riferimento, molti padri di
famiglia sono emigrati in cerca di lavoro ed ai bambini serve
qualcuno che stia loro accanto, che li educhi; è un maestro
moderno che guarda lontano anche per quanto riguarda la didattica:
si batte per l'istituzione di un "doposcuola" che non sia
solo momento di recupero e di aiuto per gli alunni bisognosi
di maggiori cure, ma anche momento di socializzazione e, soprattutto,
laboratorio per una didattica innovativa, in cui gli alunni
possano dare sfogo alla loro fantasia ed alle loro tendenze.
Ne viene fuori una scuola che utilizza "linguaggi" e strumenti
didattici "nuovi": la musica, che egli conosce e che trasmette
agli alunni, la pittura, la manipolazione della cartapesta,
la drammatizzazione. Si circonda di alcuni alunni volenterosi
e mette su una piccola tipografia a caratteri mobili con la
quale stampa un piccolo giornalino e diffonde gli elaborati
degli alunni.
Dal 1952 è segretario del Patronato Scolastico e Direttore
del Refettorio, compiti disimpegnati "a titolo gratuito, dimostrando,
nel delicato disimpegno delle sue mansioni, senso di specchiata
onestà, sensibilità verso il pubblico ed abnegazione verso
tutti gli alunni poveri assistiti"
Nello stesso anno ha inizio il suo impegno nell'Asilo Infantile
"San Michele Arcangelo" che il gruppo insegnante riceve in
gestione dal parroco don Sante Calabrese. Il giovane Michele,
con l'entusiasmo che gli è proprio, inizia l'opera di ricostruzione
dell'istituzione: scrive lo Statuto, forma il Comitato di
Gestione, ne diviene Presidente, cerca in tutti i modi fondi
per iniziare, si batte per trovare una sede idonea e suppellettili
accettabili, chiama le Suore per il suo funzionamento e, finalmente,
l'Asilo accoglie i bambini che hanno bisogno di essere custoditi
ed educati. E' un'altra opera educativa che si affianca a
quella della scuola pubblica e che si dimostrerà di estrema
importanza per il paese: le suore, infatti, interagiscono
in modo positivo con la popolazione e riescono ad aggregare,
attorno all'Asilo, anche i giovani del paese. Un altro obiettivo
che si pone Michele Bonadio è quello di dotare l'Asilo di
un edificio proprio: incalza il Comune perché presenti la
richiesta alla Cassa per il Mezzogiorno e sollecita, continuamente,
le Istituzioni interessate a finanziare l'opera e a porre
in essere gli atti per la sua realizzazione.
Nel '56 partecipa al concorso per Direttore Didattico e lo
vince classificandosi ai primi posti e così il 14 dicembre
dello stesso anno lascia per sempre la sua scuola di Platania
e viene destinato a dirigere le scuole di Petilia Policastro
nel crotonese. Un paese che è tanto lontano da raggiungere
con la piccola Fiat 500, vinta, nel 1950, al concorso per
i nuovi abbonati alla radio e che costringe Michele a trasferirvi
anche la famiglia. Diviene così anch'egli "emigrato", uno
dei tanti "Platanesi nel mondo" che nelle arti, nei mestieri,
nelle professioni ed in tutti i lavori si sono imposti per
la loro onestà ed il loro impegno, guadagnando, in ogni angolo
della terra, stima ed affetto. A Petilia può dare sfogo alle
sue qualità organizzative, alle sue indubbie capacità pedagogiche
e culturali, al suo spirito d'iniziativa, che gli permettono
di rivitalizzare una scuola che si stringe intorno al suo
direttore contagiata dal suo entusiasmo e conquistata dalla
sua bontà e dalla sua cortesia. Poi viene trasferito a Catanzaro
e nel capoluogo di provincia dimostra ancor più le sue doti,
divenendo ben presto punto di riferimento per tanti maestri
che lo eleggono a loro guida e consigliere.
Intanto ristruttura la vecchia casa a Platania con la speranza
di potervi ospitare i genitori che, ormai pensionati, pensano
di ritornare in Italia ed ha quasi ultimato i lavori della
casa in cooperativa a Catanzaro per la sua famiglia. I genitori,
infatti, rientrano in Italia nel giugno del 1964: è tempo
di progetti, di una nuova vita, con la famiglia tutt'intorno,
di un sogno inseguito tutta la vita che si è realizzato. Ma
il Destino non la pensa così! E per Michele Bonadio ha progettato
altri disegni. "Muor giovane chi è caro agli Dei" e Michele
Bonadio, colpito da un infarto, inaspettato e devastante,
muore, tra le braccia della madre, la mattina del 24 agosto
del 1964, lasciando un sincero e vasto cordoglio fra quanti
lo conobbero e con lui ebbero rapporti di lavoro o di amicizia.
Non fa in tempo a vedere l'inizio dei lavori della sede del
suo "Asilo", ormai scuola materna, appaltati proprio qualche
mese prima e per ottenere i quali aveva speso tante energie
e tanto entusiasmo.
Il suo Paese, riconoscente, nel 1996, alla presenza del Sovrintendente
scolastico regionale, del Provveditore agli Studi che lo ha
conosciuto ed apprezzato come collaboratore ed amico, gli
intitola la scuola materna, "un atto dovuto - come afferma
il sindaco - poiché è lui il padre fondatore della scuola
per cui tanto operò, ma soprattutto amò come platanese. Per
noi è un dovere civico verso un figlio di Platania, distintosi
per intelligenza, bontà d'animo ed attaccamento al paese natio".
Dr.
Giuseppe Bonadio
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