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La
Chiesa della Madonna del Riposo
(dal
libro di don Pietro Bonacci: “Scritti Storici Lametini”)
Questa
chiesetta rurale è così descritta negli atti della
Visita Pastorale, fatta da Mons. Giuseppe Candito a Platania
il 18 luglio 1883: “Apparteneva originariamente a D.
Tiberio Stella, primogenito della famiglia Stella di Nicastro.
Ora i beni di questa famiglia sono passati ai signori Staglianò
di Motta S. Lucia e la Cappella appartiene a D. Antonio Staglianò,
marito della signora D. Maria Stella, la quale possiede estese
proprietà a Platania delle quali ne ha cura il rappresentante
procuratore o fattore D. Raffaele Mancasi fu Raffaele …
Dentro la Cappella vi è un quadro ad olio, rappresentante
il bambino che dorme (perciò chiesa del riposo) ed intorno
ad esso l’immagine di S. Giovanni Battista, della Madonna
e di S. Giuseppe… Vi sono due campane e la statua della
Madonna del Riposo, la quale si conserva nella chiesa matrice
e da quella si porta processionalmente in questa cappella
la vigilia della festa, che si celebra l’8 settembre”.
Di questa chiesa rurale se ne parla anche nelle Visite di
Paolino Pace del 1769. Le notizie più importanti sono
le seguenti: la cappella sorge nel borgo, “che si chiama
Pretania Vecchia”; ogni domenica vi si celebra una messa
in suffragio dei benefattori, appartenenti alla famiglia di
D. Baldassarre Stella, sulla cui proprietà è stato
costruito il sacro edificio. Per disposizione del Visitatore
Apostolico, il sacerdote che nelle domeniche e feste celebra
la Messa nella Chiesa del Riposo era obbligato di far ripetere
al popolo, “dopo il Vangelo nella lingua materna”,
tutte quelle formule catechetiche, che ogni mattina di domenica,
come prima ricordato, venivano recitate nella chiesa parrocchiale.
Ciò prova che, nel 1769, “Pretania Vecchia”
ancora era abitata.
Ai tempi di Pace, la cappella era custodita dall’eremita
Pietro Presta di Nicastro, di anni 56.

La Festa della Madonna del Riposo fra storia e tradizione
Prof. Benito Paola - luglio 1994
Questa nostra chiesetta campestre viene ricordata per la prima
volta nella relazione della Visita Pastorale effettuata nella
nostra parrocchia da Mons. Paolino Pace, vescovo di Nicastro,
fra il 12 e il 15 luglio del 1769.
Nella citata relazione si afferma che il nominato monsignore
visitò la chiesa della Beata Vergine Maria, popolarmente
detta del Riposo, che si trova in Petraia vecchia, borgo dal
quale, quello che una volta si chiamava Casale di Sant’Angelo
ha tratto il nome di Petraia ed oggi si chiama Platania.
Di Petraia Vecchia ora non rimane altra traccia se non uno
storpiato toponimo (Petrunevicchiu) e la chiesa, che fino
a poco più di trent’anni fa era centro di un fiorente
culto della Madonna del Riposo.
La stessa chiesa ricorda anche lo storico vibonese Giuseppe
Adilardi in una sua Storia del 1838, chiamandola chiesa della
Madonna del Riparo.
Essa è costituita da un’unica navata a pianta rettangolare
ed anticamente era preceduta da un piccolo edificio ad un
piano, adibito a romitorio.
Secondo una testimonianza orale del defunto reverendo don
Bonello, parroco di Curinga, l’altare della stessa chiesa
era dotato di titolo straordinario, poiché, almeno alla
data del 1769, aveva il privilegio dell’indulgenza plenaria,
alle solite condizioni, per i fedeli che nel giorno della
festa della Natività di Maria, l’8 settembre di
ogni anno, vi avessero ricevuto i sacramenti della Penitenza
e dell’Eucarestia.
Questo fatto comproverebbe quanto viene ricordato dalla tradizione
che inserisce la nostra chiesa nel numero dei più famosi
(sette) santuari mariani del circondario di Lamezia Terme.
Tale chiesa è stata di recente “restaurata”
e la festa, molto seguita da tutti gli abitanti del Comune,
è ripresa ormai da alcuni anni, prima ancora che la chiesa
fosse riaperta al culto.
La tradizione collega il culto della Beata Vergine del Riposo
alle origini leggendarie di Platania.
Secondo tale tradizione, la Madonna apparsa sulla sua chiesa
in occasione di un’alluvione che avrebbe distrutto le
poche povere case di Petraia Vecchia, dirigendosi in volo
verso la collina sovrastante, su cui poi sarebbe sorto il
Casale di Sant’Angelo, avrebbe indicato agli smarriti
abitanti un più sicuro e tranquillo “riparo”,
un nuovo rifugio.
Questa tradizione è suffragata dalla presenza di un’edicola
(cona) dedicata alla stessa Madonna, in prossimità del
silometro dodici della strada statale 109, là dove si
trovava un enorme masso, poi fatto saltare con la polvere
da sparo, quando vennero effettuati i lavori di ampliamento
della stessa strada alcuni anni dopo l’unità d’Italia.
Su tale masso, infatti, la pietà popolare individuava,
in due cavità, le “impronte” dei piedi della
Vergine, la quale si sarebbe per un attimo fermata su quella
pietra (detta, quindi, della Madonna) durante il suo volo
verso la collina.
Un’altra edicoletta (cona) con l’immagine della
stessa Madonna sorgeva fino a qualche anno fa in località
Risa, proprio sulla sommità della collina su cui oggi
sorge Platania.
Entrambe le edicole (cone) erano allineate con la chiesa della
Madonna del Riposo, a segnare con la loro presenza il “volo”
della Vergine Maria verso la collina.
E’ ancora vivo nella mente della popolazione del paese
il ricordo dell’afflusso di fedeli devoti anche dai
paesi vicini in occasione di quella festa di cui neppure gli
eventi bellici erano riusciti ad impedire la celebrazione.
La Madonna del Riposo, infatti, era venerata a Platania come
protettrice miracolosa e veniva invocata con particolare fervore
specialmente in occasione di eventi drammatici e di calamità
naturali e, quindi, soprattutto, proprio in occasione di eventi
bellici.
Sono ancora vive nella memoria collettiva le canzoncine (“sturie”)
che si cantavano durante la veglia notturna della vigilia
e durante la processione nel giorno della festa.
Durante la sera della vigilia la statua della Madonna, solitamente
collocata nella chiesa principale, veniva portata in processione
nella sua chiesa, nella quale si svolgeva la veglia notturna
con grande partecipazione di fedeli provenienti specialmente
dalle campagne, perché questa festa era considerata propria
degli abitanti delle frazioni.
Dopo la celebrazione della Messa nel giorno della festività,
la statua della Madonna veniva riportata in processione solenne
nella chiesa principale. Sul sagrato della chiesa si svolgeva
una piccola fiera campestre che costituiva occasione di sfrenata
allegria per i bambini del paese.
Da qualche anno, come si è detto, la celebrazione di
questa festa è stata ripresa con particolare solennità
e con la consueta partecipazione popolare dal nostro parroco
don Pietro Arcuri, ben consapevole del valore spirituale e
culturale della stessa solennità.
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