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La Chiesa dell’Immacolata

Grazie
ad un inedito documento di archivio possiamo con precisione
ripercorrere le fasi che hanno preceduto la costruzione della
Chiesa dell’Immacolata a Platania, e con certezza possiamo
anche fornire una data: anno 1801. L’iniziativa fu avviata
per volontà di alcuni abitanti del paese: Mastro Domenico
Torcaso, Domenico Antonio Greco, mastro Giuseppe Graziano,
Mastro Saverio Fragale, Nicodemo Mancuso, D. Ermenegildo Mancuso,
Mastro Ferdinando Torcaso ed il Magnifico Don Anselmo di Fazio.
La costruzione di questo nuovo luogo di preghiera viene supportata
dalla seguente motivazione rilasciata dai sopradetti cittadini:
“…da più e diverso tempo han richiamato nel
loro pensiero la necessità che tiene la loro patria,
già ingrandita di molte anime, di doversi costruire una
nuova chiesa per maggior commodo di essi abitanti e di quella
intiera popolazione, la quale specialmente nei tempi piovosi
e nevosi, soffrì gran disagi per andare alla sola chiesa
Parrocchiale che in quel villaggio esiste, tanto che poi il
più delle volte atteso si ritrova nella fine del paese
buona parte impedita dalle anzidette cagioni a conferirsi
in detta Parrocchia, trascura ed omette di adempiere all’obbligo
e precetto della messa, ed agli altri atti di cristiano, per
il qual motivo interessandosi essi predetti costituiti in
così fatta necessità, han proposto e deliberato
di concorrer da loro parte, e beneficiare l’anzidetta
popolazione colla costruzione di una nuova chiesa in sito
commodo, e meno disagioso ne’ predetti tempi di inverno
per potersi ivi celebrare la sacra funzione in egual modo,
che in qualunque chiesa si pratica”.
Fu inoltrata una specifica richiesta alla Real Camera di Santa
Chiara, che diede però incarico della faccenda alla Regia
Corte di Nicastro, che a sua volta richiese il consenso alla
Reverenda Curia Vescovile. Fu rilasciato il seguente nullaosta
il giorno 20 febbraio 1801: “Illustrissimo Signore P.re
Oss.mo. Non incontro alcuna difficoltà nell’edificazione
di sudetta. Sono a parteciparle che andando appresso l’orme
di Sacri Canoni, non incontro difficoltà alla pretesa
edificazione di detta chiesa per maggior gloria di Dio, e
commodo di quella popolazione purchè però restino
illesi e non pregiudicati in veruna parte i diritti del proprio
ordinando e Parroco in ogni futuro tempo, si obblighino con
pubblico e solenne istromento cinque benestanti, i migliori,
e più possidenti dei ricorrenti in solidum di mantenere
di tutto il necessario all’esercizio di culto essa chiesa,
e pur loro eredi, e successori su tutti i beni presenti e
futuri, e purchè finalmente dall’edificazione sudetta
e donazione del suolo, dove la cennata chiesa dovrà edificarsi,
non s’intende acquistato verun diritto sopra la chiesa
istessa, agli edificanti e donante…”.
Queste erano, dunque, le condizioni; prima di tutto la donazione
del terreno sul quale costruire la chiesa: fu il cittadino
Anselmo di Fazio a cedere un suo corpo immobile sito nel luogo
detto Croci. Con atto notarile del 7 marzo 1801 quindi i ricorrenti
sopra citati “si obbligano di edificare detta nuova
chiesa sotto il titolo della Immacolata a loro spese, e indi
mantenerla in perpetuum di tutto il bisognevole al culto divino”
(1)
Sezione Archivio di Stato Lamezia Terme- Fondo Notarile- Sec.
XIX

(dal libro di don Pietro Bonacci: “Scritti Storici
Lametini”)
Negli atti della Visita Pastorale, fatta a Platania il 7 settembre
1815 dal Vicario generale della Diocesi D. Bruno Grillo con
delega di Mons. Pellegrino, c’è questa notizia:
“Il Vicario visitò la chiesa filiale sotto il titolo
dell’Immacolata, da poco costruita e la trovò decentemente
ornata”.
Dagli atti della Visita Pastorale di Mons. Candido del 1883
risulta che questa cappella aveva due campane: “la grande
del peso di Kg. 30 e la piccola di dieci o di dodici”.
L’attuario, inoltre, ricorda che dentro il sacro edificio
“c’era un quadro ad oglio dell’Immacolata.
Nella bolla, che è trascritta negli atti della Visita,
il Vescovo afferma che, avendo accolto con lieto animo una
richiesta a lui fatta da un gruppo di fedeli di Platania,
aveva deciso di istituire una Confraternita sotto il titolo
dell’Immacolata. I confratelli, con la stessa bolla,
venivano autorizzati ad usare, durante le processioni religiose
e nelle associazioni funerarie, un sacco (camice) ed una mozzetta
di colore celeste.
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