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La
Chiesa del Purgatorio
(dal libro di don Pietro Bonacci: “Scritti Storici Lametini”)
Il
Ministro e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici,
in data 25 giugno 1823, scrisse alla Curia Vescovile di Nicastro,
“per avere un parere sulla richiesta fatta dal Decurionato
di Platania di costruire una nuova chiesa”. La curia,
rispondendo il 10 luglio dello stesso anno, così motivò
il suo parere favorevole: “Il Comune di Platania è
situato sulla vetta di una montagna, lunga un quarto di miglio,
sulla strada consolare sud-nord. La suddetta chiesa è
necessaria perché, all’inverno, il tempo piovoso
e la neve impediscono una maggiore partecipazione di quella
popolazione alle obbligazioni di pietà nella chiesa parrocchiale,
che è situata all’ingresso del paese”.
Come si intuisce, la Curia, per avere il parere favorevole
del Ministero, rispose con una quasi bugia, perché la
Cappella del Purgatorio doveva sorgere ad un tiro di schioppo
dalla chiesa parrocchiale e, per le accresciute esigenze pastorali
della comunità, era già stata costruita la chiesa
dell’Immacolata.
Avuto il parere favorevole da parte del Ministero, il Comune
fece costruire rapidamente la chiesa. Sul frontespizio del
sacro edificio, come si legge negli atti della Visita di Mons.
Candido del 1883, “fu posta una lapide di marmo del
1823, colle parole: Hodie mihi, cras tibi, sormontata da un
teschio di morto”.
Questa lapide dice due cose: che la costruzione della chiesa
fu iniziata il 1823 e che il sacro edificio, più che
come luogo di culto, sorse come cimitero. La popolazione,
infatti, era molto cresciuta e le tre tombe comuni, disponibili
nella chiesa matrice, non bastavano più. Le altre sette,
come accennato in precedenza, erano state accaparrate dai
privati.
Nella Visita di Mons. Candido, la Chiesa del Purgatorio è
così descritta: “Vi è una navata nuova dal
lato del Vangelo, non ancora munita di altari … Gli
altari sono due: l’altare maggiore e quello del Purgatorio
… Le mura della chiesa sono imbrattate e coperte di
scritti e di disegni a matita, specialmente dietro l’altare
maggiore…vi sono pure delle sepolture mal condizionate,
che mandano puzza in tutta la chiesa. Il parroco curerà
di mettersi di accordo col Municipio per la nomina di un procuratore
e per le riparazioni del tetto, affinché non progrediscano
le lesioni alle mura e le piogge non continuino ad infiltrarsi
nella volta”.
Dalle annotazioni, fatte da Mons. Candido risulta: che la
gestione della cappella del Purgatorio era stata sempre del
Comune, che l’aveva fatta costruire; che nel 1883 la
cappella era in uno stato di completo abbandono, perché
ormai era stato costruito il Cimitero Comunale e la chiesa-cimitero
del Purgatorio non era più necessaria; che il Comune,
pur essendo proprietario del fabbricato, si disinteressava
della manutenzione perché, come edificio sacro, era anche
soggetto alla tutela dell’autorità ecclesiastica.
E così, a poco a poco, la chiesa del Purgatorio andò
in rovina.
In un secondo tempo, con il consenso del vescovo diocesano,
i ruderi sono stati utilizzati per la costruzione dell’attuale
Casa Comunale (nota: il fabbricato è stato adibito a
Municipio fino al 7 novembre 1997. Attualmente, parte dello
stesso, è destinato a biblioteca comunale e parte a sedi
di associazioni culturali e sportive).
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