Don
Domenico Cimino, canonico di Platania, vissuto nel periodo
della dominazione borbonica, fu uno dei primi patrioti ad
unirsi ai rivoltosi dei campi di Nicastro, incurante dei
pericoli cui andava incontro.
Recatosi a Iacurso insieme ad altri rivoluzionari, riusciva,
con il suo entusiasmo, ad organizzare bande armate contro
l'autorità Reale e a convincere alcuni negozianti a togliere
gli stemmi borbonici dai loro negozi.
Si faceva vedere da tutti, nella piazza di Platania, mentre
sventolava il vessillo rivoluzionario e più volte, togliendosi
il berretto rosso che portava sempre in testa, gridava:
"Viva la libertà, morte al tiranno".
Dagli atti del processo abbiamo letto che per questi suoi
atti di coraggio patriottico, fu condannato dalla Gran Corte
di Catanzaro alla pena di 25 anni di ferri; alla malleveria
di 100 ducati per i successi 3 anni ed alle spese di giudizio.
A differenza del capitano Gregorio Emmanuele Nicolazzo,
processato pure lui dopo una decina di giorni ed evaso prima
di essere portato al bagno penale, il Sac. Cimino non ebbe
la soddisfazione di rivedere il suo paese natale; morì,
infatti, in carcere prima ancora di finire di scontare la
sua pena.