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Dal
dott. Basilio e da Giuseppina Scarano nacque a Platania il
7 dicembre 1920 Valentino De Fazio, che trascorse la prima
infanzia nel paese natìo, ubicato alle pendici del monte Reventino,
intento ad assorbire voci ed immagini di quei luoghi lussureggianti
di vegetazione.
Nel 1928 il padre fu nominato medico condotto, per cui - per
motivi professionali - tutta la famiglia si stabilì per alcuni
anni a Serrastretta centro e poi definitivamente nella frazione
Accaria dello stesso comune, dove Valentino completò il corso
di studi della scuola elementare.
Dal 1930 al 1935 frequentò con profitto a Nicastro il corso
di studi ginnasiali presso il Liceo - Ginnasio, dove si distinse
per pronta e spiccata intelligenza, per versatilità negli
studi e per il carattere aperto e disponibile verso i compagni
di scuola e la gente umile.
Dal 1935 al 1937 proseguì gli studi presso il Liceo - Ginnasio
Umberto I di Napoli, dove conseguì il diploma di maturità
classica a pieni voti. Durante l'arco di tempo compreso tra
il 1930 - 1937 Valentino De Fazio ebbe una formazione culturale
prevalentemente umanistica, che fu determinante in seguito
nella sua formazione spirituale di medico e di scienziato.
In quegli anni l'inglese Charles P. Snow pubblicò il celebre
saggio The two cultures (Le due culture) che ebbe il merito
di porre all'attenzione degli intellettuali di tutto il mondo
una questione antitetica di fondamentale importanza: se nella
formazione dell'uomo moderno dovesse prevalere la cultura
letteraria - umanistica o quella scientifica - tecnica, tanto
diverse e lontane l'una dall'altra; oppure se le due culture
dovessero essere integrate o amalgamate tra loro.
In Italia la partecipazione a questo dibattito, a quei tempi,
fu limitata in ambienti ristretti, non certo perché i malintesi
tra le due culture fossero minori nel nostro paese, rispetto
alle altre nazioni occidentali, ma forse perché tale contrapposizione
aveva come punto di riferimento una serie di polemiche più
antiche e più complesse di prevalente carattere storico -
filosofico, che - per certi aspetti - erano estranee alle
nostre tradizioni culturali. Soprattutto in Calabria, dove,
negli anni anteriori all'avvento del regime fascista, un medico,
Antonino Anile, ed un biologo, Giuseppe Tallarico, erano riusciti
ad integrare nei loro scritti la cultura scientifica con quella
umanistica - letteraria, creando così un nuovo genere per
stile e per contenuto, che si differenziava da tutti gli altri.
Tuttavia questa tendenza era in netto contrasto con la diffusione
nella nostra penisola delle teorie dell'idealismo hegeliano
di Gentile e di Croce, che miravano a separare, secondo quelle
tesi, il vero sapere filosofico - letterario dal sapere tecnico
- scientifico in quanto "L'attività scientifica - secondo
Benedetto Croce - non faceva parte in alcun modo dell'attività
conoscitiva". Ma questa tesi nelle facoltà universitarie ad
indirizzo scientifico veniva contrastata con un ragionamento
opposto, che aveva come presupposto concreto i risultati inconfutabili
ottenuti dal progresso scientifico.
Quando negli anni compresi tra il 1937 e il 1943 Valentino
De Fazio frequentò la facoltà di Medicina presso l'Ateneo
napoletano, dovette conciliare lo studio delle materie scientifiche
con le proprie esigenze culturali letterarie - umanistiche,
che non intese mai come ricerca grammaticale pedante e stantìa
di verbi regolari ed irregolari del greco e del latino; ma
come indagine conoscitiva ermeneutica dei classici di letteratura
e di filosofia dell'antichità, dai quali egli traeva la linfa
vitale per la sua esistenza spirituale e morale.
L'interpretazione è un atto conoscitivo umano da collocare
in un contesto sociale - professionale storico. Attraverso
una lettura ermeneutica sistematica si raggiunge un livello
superiore di conoscenze ed una maggiore trasparenza nell'uso
del metodo prescelto. Per conciliare quindi queste esigenze
con la ricerca scientifica più moderna - secondo Valentino
De Fazio - era necessario superare i limiti angusti di una
cultura provinciale ed inserirsi in una dimensione di indagine
conoscitiva più complessa a livello mondiale; per cui iniziò
a studiare privatamente il tedesco, l'inglese, il francese
e lo svedese. In pochissimi anni raggiunse una perfetta conoscenza
di tutti questi idiomi, che gli consentì, in seguito, di esprimersi
perfettamente in quelle lingue, di scrivere articoli scientifici
su riviste specializzate (senza l'ausilio di traduttori) e
di leggere direttamente in lingua originaria alcuni testi
scientifici importanti, senza attendere le tardive pubblicazioni
in italiano.
Sino agli inizi degli anni Cinquanta i libri scientifici di
fisica e di chimica, adottati nelle Università e nelle scuole
medie superiori italiane, erano edizioni non aggiornate, infatti
affermavano che l'atomo era indivisibile e nulla dicevano
della scissione atomica, della fissione termonucleare, o della
teoria della relatività di Albert Einstein e della sua influenza
nel mondo contemporaneo, o della teoria dei quanti di Planck.
Nel campo medico le conoscenze scientifiche erano ancora limitate
al periodo precedente alla II guerra mondiale. Per leggere
gli esiti degli esami radiologici e per utilizzare i macchinari
a raggi X bisognava conoscere l'inglese, il tedesco o il francese,
perché nessun testo in italiano era aggiornato su questa importante
materia. I successi ottenuti da Valentino De Fazio nelle varie
specializzazioni che conseguì a pieni voti nel volgere di
pochi anni furono determinati da conoscenze scientifiche specifiche,
acquisite mediante attente letture di testi in lingua originaria,
assimilate con indiscutibile perspicacia e capacità di sintesi.
Il suo curriculum professionale è un susseguirsi di continui
successi: infatti nel 1945 conseguì la specializzazione in
radiologia ed Elettroterapia con voti 50/50 e lode e fu nominato
nella stessa Università di Napoli assistente in Clinica Medica;
nel 1947 si specializzò in tisiologia con voti 70/70 e lode.
Il quel periodo il prof. Luigi D'Amato, Direttore di Clinica
Medica dell'Ateneo napoletano, rilasciò il seguente attestato:
"Il dott. De Fazio ha mostrato una cultura molto vasta
ed una preparazione di Patologia e Clinica eccezionale per
un giovane alla sua età: non meno avanzata la sua preparazione
scientifica. Il dott. De Fazio è un'ottima promessa per la
medicina interna".
Nel 1949 gli fu assegnata una borsa di studio dal Governo
Svedese e fu nominato Assistente del Servizio di Cardiologia
presso l'Ospedale Reumatologico Nazionale di Ninasham in Svezia.
Durante la sua permanenza in Svezia si impose all'attenzione
del mondo scientifico scandinavo. Il prof. Nylin, cardiologo
di fama mondiale e direttore della Clinica Medica di Stoccolma,
così si esprime in un attestato: "Egli (Valentino De Fazio)
ha con grande abilità e zelo preso parte ai lavori di ricerca
e pubblicato alcuni importanti lavori. Il dott. De Fazio è
molto diligente ed è una persona di ottimo carattere".
In un altro attestato del 1951 così scrive il prof. Sundelin,
Presidente della Società Svedese di Reumatologia: "Il dott.
De Fazio ha dimostrato di possedere una cultura medica particolarmente
solida. Possiede anche ottime qualità morali, è un collega
colto e simpatico con cui è facile collaborare".
Nello stesso anno il prof. Jonson, Primario di Radiologia
dell'Università di Stoccolma, attesta tra l'altro: "Il
dott. De Fazio ha raccolto e studiato il materiale delle calcificazioni
del cuore esistenti nel reparto. Questo lavoro è stato molto
ampio e ha dato notevoli risultati nel campo scientifico e
in quello pratico. Il dott. De Fazio ha conquistato il rispetto
e la simpatia dei medici e del personale. Io personalmente
lo reputo un buon collega e un amico".
La ricerca sulle calcificazioni del cuore fu ripresa ed
ampliata da Valentino De Fazio nel 1955, quando ottenne la
libera docenza in Patologia e Metodologia Clinica presso l'Università
di Roma. Il prof. Di Guglielmo, direttore di Clinica Medica
presso l'Ateneo di Roma, apprezzò lo studio elaborato dal
prof. De Fazio e lo inserì nel V volume del suo trattato di
Patologia Speciale Medica. In una lettera, diretta a De Fazio,
il prof. Di Guglielmo scrive: "Carissimo De Fazio, con
grande rapidità sto correggendo le bozze impaginate nel V
volume del Trattato. Tra poco arriverò al capitolo del "miocardio
specifico". Le bozze le hai tu ? La cosa migliore è che tu
corregga a tuo modo, in armonia con il resto del capitolo
… Tutto il capitolo delle malattie del "miocardio specifico",
porterà soltanto il tuo nome".
Questa con altre quaranta pubblicazioni, redatte in varie
lingue, furono presentate alla Commissione dell'Università
di Roma, che conferì la libera docenza a Valentino De Fazio
col massimo dei voti e la lode.
Dal 1957 al 1959 divenne professore di Medicina Generale nella
Wayne University di Detroit, e primario dell'Ospedale nella
stessa città. Nel 1958 fu promosso al grado superiore di professore
titolare di medicina interna presso quella Università e fu
anche assunto come cardiologo presso l'Ospedale dei Bambini
di Detroit.
Durante la permanenza negli U.S.A. ebbe molti attestati di
stima di luminari della scienza medica per l'attività professionale
svolta, in particolare il prof. Scott, decano dell'Università
di Detroit, afferma: "Il prof. V. De Fazio ha profonda
cultura, lunga preparazione ed eccezionale abilità. La sua
preparazione lo qualifica come ricercatore indipendente in
questo campo importante della medicina, al quale egli ha già
contribuito con ricerche originali. La natura del posto che
il dott. De Fazio occupa presso questa Università rende evidente
che la sua presenza in questo paese sarà di reale utilità
per gli Stati Uniti".
Il prof. Clipper, Direttore del Dipartimento di Medicina
di Detroit, scrive tra l'altro: "Quale membro del corpo
insegnante della Facoltà di Medicina dell'Università Statale,
il Dott. De Fazio ha compiuto un lavoro eccezionalmente buono
per quanto riguarda l'insegnamento sia agli specializzandi
che agli studenti di medicina. Egli è un cardiologo di cultura
e competenza non comuni ed è ben capace di usare questa preparazione
per insegnare agli altri".
Il prof. Kellem, Direttore del Servizio Cardiovascolare
dell'Università di Detroit, così scrive nel 1959: "Nel
gennaio del 1958, il Dott. De Fazio conseguì, presso l'Università
Wayne, il grado accademico di "Master of Science", un grado
accademico superiore, conferito per denotare una conoscenza
particolarmente profonda della Medicina Interna. Quale Capo
Reparto della Clinica Medica, il dott. De Fazio fornì guida
ed insegnamento a medici interni ed assistenti […]. Il dott.
De Fazio è anche un ricercatore di esperienza e competenza.
Per molti anni in Italia, in Svezia e negli U.S.A., egli ha
eseguito ricerche personali e pubblicato un considerevole
numero di lavori di ottima qualità nel campo della cardiologia.
Ritengo che il dott. De Fazio possieda una spiccata e non
comune abilità come internista, come cardiologo e come ricercatore
ed è uno dei migliori docenti che abbiamo avuto nel Dipartimento
di Medicina dell'Università di Detroit".
Altri attestati evidenziano le capacità professionali
e scientifiche di Valentino De Fazio, che egli accolse sempre
con modestia e semplicità. Quando ritornava nella sua abitazione
di Accaria lo attendevano molti pazienti, che egli visitava
scrupolosamente, senza mai percepire alcun onorario. Il suo
fisico già provato da un male ineluttabile non resse a lungo
ai continui impegni professionali. La notte del 22 ottobre
1960 il suo fragile cuore si fermò per sempre prima che compisse
il quarantesimo anno di età. Morì in un albergo di Napoli,
dove era giunto dagli Stati Uniti per partecipare ad un convegno
scientifico.
I funerali furono officiati in Accaria alla presenza di autorità
e di molti primari e medici arrivati dalla Svezia, dagli Stati
Uniti e da alcune Università italiane; ma a quelle esequie
partecipò tanta umile gente di Accaria e dei paesi vicini,
che rese l'estremo omaggio ad un uomo che si era prodigato
per tutta la vita a lenire le sofferenze umane. Il suo corpo
è sepolto nel cimitero di Accaria nella tomba di famiglia.
Il comune di Serrastretta gli ha intitolato la scuola elementare
di Accaria. A Nicastro gli è stato intitolato l'Istituto Tecnico
Statale Commerciale per Geometri.
prof.
Giuseppe Mascaro
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| Il Dr. V. De Fazio
con gli amici di Platania qualche mese prima della morte. |
Busto e Lapide nell'atrio dell'istituto
Tecnico Commerciale Lamezia Terme
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Tratto
dal discorso commemorativo pronunziato nel Teatro "Grandinetti"
di Nicastro il 22 ottobre 1964, dal prof. Vincenzo Rubino
in occasione della cerimonia dell' intitolazione ufficiale
dell'Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri di
Nicastro al nome di Valentino De Fazio dopo che, nei locali
dell'Istituto, furono scoperti un busto in bronzo e una lapide,
benedetti dal vicario don Maiolo che nella circostanza pronunziò
elevate parole:
Gli estremi della partecipazione di Valentino De Fazio
al concorso per la libera docenza in Patologia speciale medica
e Metodologia clinica e l'esito di essa possono così riassumersi,
desumendoli dal Bollettino Ufficiale - Supplemento ordinario:
…" Candidati iscritti n. 95 - effettivi n. 90. Sulla base
degli atti della Commissione giudicatrice, è stato fatto luogo,
nei modi previsti dalle vigenti disposizioni, al conferimento
delle abilitazioni nel numero previsto per la disciplina,
nei riguardi di trenta candidati. Tale elenco, integrato,
come per legge, da otto candidati già in possesso di altra
docenza, annovera al primo posto della graduatoria di merito
il dottor Valentino De Fazio, nei confronti del quale viene
redatta la seguente relazione:
De Fazio Valentino, laureato nel 1943, Assistente volontario
della Clinica Medica di Napoli, Assistente incaricato della
Clinica Cardiologia di Stoccolma, Assistente Ospedaliero della
Clinica Reumatologica di Ninashan (Svezia), vincitore di numerose
borse di studio per il perfezionamento all'estero, ne fruì
frequentando proficuamente Istituti scientifici in Svezia
e negli Stati Uniti d'America. Specialista in Tisiologia.
Presenta 40 pubblicazioni scientifiche, nella massima parte
in campo cardiologico, che dimostrano ottima preparazione
sulla elettrocardiografia. Particolarmente da segnalare gli
studi sulle calcificazioni cardiache e la collaborazione al
5° volume del Trattato di Patologia Medica diretto dal prof.
Di Guglielmo. La discussione dei titoli ha dimostrato ottima
ed approfondita cultura del candidato. Le prove di laboratorio
e l'esame del malato hanno dimostrato la sua ottima preparazione
tecnica, mentre l'esposizione didattica è stata completa e
brillante. La Commissione unanime pertanto giudica il Prof.
De Fazio idoneo a conseguire la libera docenza in Patologia
speciale medica e Metodologia Clinica".
Le pubblicazioni scientifiche, cui si fa riferimento nella
relazione della Commissione per il conferimento della libera
docenza, in numero di 40, sono quelle pubblicate in dieci
anni dal '45 al '55, oltre alla collaborazione assidua a un
numero imprecisato di riviste mediche nostrane e straniere,
come "Minerva Medica", il "Progresso Medico", "La Riforma
Medica", etc., di alcune delle quali egli era membro del Comitato
di redazione. Il numero delle pubblicazioni risulta ulteriormente
accresciuto da altre nuove opere che hanno visto la luce negli
anni compresi tra il '56 ed il '60, quando, d'improvviso,
il 22 ottobre, la morte bruscamente interrompe l'imponente
opera di insegnante universitario e di scienziato di Valentino
De Fazio.
…. Quando vi recherete devotamente a deporre fiori sulla sua
tomba, testimonianza commossa di una gioventù studiosa che,
pur nel disordine spirituale e nel materialismo imperanti,
venera, come da sempre, l'eroismo dei pochi, le virtù eccelse
dei grandi, nel raccoglimento della vostra anima, sotto l'ombra
del grande cipresso, voi sentirete la sua voce ancora fremente
incitarvi allo studio, al lavoro, all'umiltà, alla bontà.
Ora che Valentino è tolto alla nostra vita, quaerendus ac
desiderandus, se la presenza di Lui tale benefica influenza
potrà avere si di voi, o giovani, e sulle generazioni che
da voi riceveranno la fiaccola delle virtù più sublimanti,
non invano egli visse per la scienza, non invano il vostro
Istituto potrà onorarsi di un nome così prestigioso.
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