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VALENTINO DE FAZIO
Medico e scienziato
(Platania 7.12.1920 - Napoli 22.10.1960)

Dal dott. Basilio e da Giuseppina Scarano nacque a Platania il 7 dicembre 1920 Valentino De Fazio, che trascorse la prima infanzia nel paese natìo, ubicato alle pendici del monte Reventino, intento ad assorbire voci ed immagini di quei luoghi lussureggianti di vegetazione.
Nel 1928 il padre fu nominato medico condotto, per cui - per motivi professionali - tutta la famiglia si stabilì per alcuni anni a Serrastretta centro e poi definitivamente nella frazione Accaria dello stesso comune, dove Valentino completò il corso di studi della scuola elementare.
Dal 1930 al 1935 frequentò con profitto a Nicastro il corso di studi ginnasiali presso il Liceo - Ginnasio, dove si distinse per pronta e spiccata intelligenza, per versatilità negli studi e per il carattere aperto e disponibile verso i compagni di scuola e la gente umile.
Dal 1935 al 1937 proseguì gli studi presso il Liceo - Ginnasio Umberto I di Napoli, dove conseguì il diploma di maturità classica a pieni voti. Durante l'arco di tempo compreso tra il 1930 - 1937 Valentino De Fazio ebbe una formazione culturale prevalentemente umanistica, che fu determinante in seguito nella sua formazione spirituale di medico e di scienziato.
In quegli anni l'inglese Charles P. Snow pubblicò il celebre saggio The two cultures (Le due culture) che ebbe il merito di porre all'attenzione degli intellettuali di tutto il mondo una questione antitetica di fondamentale importanza: se nella formazione dell'uomo moderno dovesse prevalere la cultura letteraria - umanistica o quella scientifica - tecnica, tanto diverse e lontane l'una dall'altra; oppure se le due culture dovessero essere integrate o amalgamate tra loro.
In Italia la partecipazione a questo dibattito, a quei tempi, fu limitata in ambienti ristretti, non certo perché i malintesi tra le due culture fossero minori nel nostro paese, rispetto alle altre nazioni occidentali, ma forse perché tale contrapposizione aveva come punto di riferimento una serie di polemiche più antiche e più complesse di prevalente carattere storico - filosofico, che - per certi aspetti - erano estranee alle nostre tradizioni culturali. Soprattutto in Calabria, dove, negli anni anteriori all'avvento del regime fascista, un medico, Antonino Anile, ed un biologo, Giuseppe Tallarico, erano riusciti ad integrare nei loro scritti la cultura scientifica con quella umanistica - letteraria, creando così un nuovo genere per stile e per contenuto, che si differenziava da tutti gli altri.
Tuttavia questa tendenza era in netto contrasto con la diffusione nella nostra penisola delle teorie dell'idealismo hegeliano di Gentile e di Croce, che miravano a separare, secondo quelle tesi, il vero sapere filosofico - letterario dal sapere tecnico - scientifico in quanto "L'attività scientifica - secondo Benedetto Croce - non faceva parte in alcun modo dell'attività conoscitiva". Ma questa tesi nelle facoltà universitarie ad indirizzo scientifico veniva contrastata con un ragionamento opposto, che aveva come presupposto concreto i risultati inconfutabili ottenuti dal progresso scientifico.
Quando negli anni compresi tra il 1937 e il 1943 Valentino De Fazio frequentò la facoltà di Medicina presso l'Ateneo napoletano, dovette conciliare lo studio delle materie scientifiche con le proprie esigenze culturali letterarie - umanistiche, che non intese mai come ricerca grammaticale pedante e stantìa di verbi regolari ed irregolari del greco e del latino; ma come indagine conoscitiva ermeneutica dei classici di letteratura e di filosofia dell'antichità, dai quali egli traeva la linfa vitale per la sua esistenza spirituale e morale.
L'interpretazione è un atto conoscitivo umano da collocare in un contesto sociale - professionale storico. Attraverso una lettura ermeneutica sistematica si raggiunge un livello superiore di conoscenze ed una maggiore trasparenza nell'uso del metodo prescelto. Per conciliare quindi queste esigenze con la ricerca scientifica più moderna - secondo Valentino De Fazio - era necessario superare i limiti angusti di una cultura provinciale ed inserirsi in una dimensione di indagine conoscitiva più complessa a livello mondiale; per cui iniziò a studiare privatamente il tedesco, l'inglese, il francese e lo svedese. In pochissimi anni raggiunse una perfetta conoscenza di tutti questi idiomi, che gli consentì, in seguito, di esprimersi perfettamente in quelle lingue, di scrivere articoli scientifici su riviste specializzate (senza l'ausilio di traduttori) e di leggere direttamente in lingua originaria alcuni testi scientifici importanti, senza attendere le tardive pubblicazioni in italiano.
Sino agli inizi degli anni Cinquanta i libri scientifici di fisica e di chimica, adottati nelle Università e nelle scuole medie superiori italiane, erano edizioni non aggiornate, infatti affermavano che l'atomo era indivisibile e nulla dicevano della scissione atomica, della fissione termonucleare, o della teoria della relatività di Albert Einstein e della sua influenza nel mondo contemporaneo, o della teoria dei quanti di Planck.
Nel campo medico le conoscenze scientifiche erano ancora limitate al periodo precedente alla II guerra mondiale. Per leggere gli esiti degli esami radiologici e per utilizzare i macchinari a raggi X bisognava conoscere l'inglese, il tedesco o il francese, perché nessun testo in italiano era aggiornato su questa importante materia. I successi ottenuti da Valentino De Fazio nelle varie specializzazioni che conseguì a pieni voti nel volgere di pochi anni furono determinati da conoscenze scientifiche specifiche, acquisite mediante attente letture di testi in lingua originaria, assimilate con indiscutibile perspicacia e capacità di sintesi.
Il suo curriculum professionale è un susseguirsi di continui successi: infatti nel 1945 conseguì la specializzazione in radiologia ed Elettroterapia con voti 50/50 e lode e fu nominato nella stessa Università di Napoli assistente in Clinica Medica; nel 1947 si specializzò in tisiologia con voti 70/70 e lode. Il quel periodo il prof. Luigi D'Amato, Direttore di Clinica Medica dell'Ateneo napoletano, rilasciò il seguente attestato: "Il dott. De Fazio ha mostrato una cultura molto vasta ed una preparazione di Patologia e Clinica eccezionale per un giovane alla sua età: non meno avanzata la sua preparazione scientifica. Il dott. De Fazio è un'ottima promessa per la medicina interna".
Nel 1949 gli fu assegnata una borsa di studio dal Governo Svedese e fu nominato Assistente del Servizio di Cardiologia presso l'Ospedale Reumatologico Nazionale di Ninasham in Svezia. Durante la sua permanenza in Svezia si impose all'attenzione del mondo scientifico scandinavo. Il prof. Nylin, cardiologo di fama mondiale e direttore della Clinica Medica di Stoccolma, così si esprime in un attestato: "Egli (Valentino De Fazio) ha con grande abilità e zelo preso parte ai lavori di ricerca e pubblicato alcuni importanti lavori. Il dott. De Fazio è molto diligente ed è una persona di ottimo carattere".
In un altro attestato del 1951 così scrive il prof. Sundelin, Presidente della Società Svedese di Reumatologia: "Il dott. De Fazio ha dimostrato di possedere una cultura medica particolarmente solida. Possiede anche ottime qualità morali, è un collega colto e simpatico con cui è facile collaborare".
Nello stesso anno il prof. Jonson, Primario di Radiologia dell'Università di Stoccolma, attesta tra l'altro: "Il dott. De Fazio ha raccolto e studiato il materiale delle calcificazioni del cuore esistenti nel reparto. Questo lavoro è stato molto ampio e ha dato notevoli risultati nel campo scientifico e in quello pratico. Il dott. De Fazio ha conquistato il rispetto e la simpatia dei medici e del personale. Io personalmente lo reputo un buon collega e un amico".
La ricerca sulle calcificazioni del cuore fu ripresa ed ampliata da Valentino De Fazio nel 1955, quando ottenne la libera docenza in Patologia e Metodologia Clinica presso l'Università di Roma. Il prof. Di Guglielmo, direttore di Clinica Medica presso l'Ateneo di Roma, apprezzò lo studio elaborato dal prof. De Fazio e lo inserì nel V volume del suo trattato di Patologia Speciale Medica. In una lettera, diretta a De Fazio, il prof. Di Guglielmo scrive: "Carissimo De Fazio, con grande rapidità sto correggendo le bozze impaginate nel V volume del Trattato. Tra poco arriverò al capitolo del "miocardio specifico". Le bozze le hai tu ? La cosa migliore è che tu corregga a tuo modo, in armonia con il resto del capitolo … Tutto il capitolo delle malattie del "miocardio specifico", porterà soltanto il tuo nome".
Questa con altre quaranta pubblicazioni, redatte in varie lingue, furono presentate alla Commissione dell'Università di Roma, che conferì la libera docenza a Valentino De Fazio col massimo dei voti e la lode.
Dal 1957 al 1959 divenne professore di Medicina Generale nella Wayne University di Detroit, e primario dell'Ospedale nella stessa città. Nel 1958 fu promosso al grado superiore di professore titolare di medicina interna presso quella Università e fu anche assunto come cardiologo presso l'Ospedale dei Bambini di Detroit.
Durante la permanenza negli U.S.A. ebbe molti attestati di stima di luminari della scienza medica per l'attività professionale svolta, in particolare il prof. Scott, decano dell'Università di Detroit, afferma: "Il prof. V. De Fazio ha profonda cultura, lunga preparazione ed eccezionale abilità. La sua preparazione lo qualifica come ricercatore indipendente in questo campo importante della medicina, al quale egli ha già contribuito con ricerche originali. La natura del posto che il dott. De Fazio occupa presso questa Università rende evidente che la sua presenza in questo paese sarà di reale utilità per gli Stati Uniti".
Il prof. Clipper, Direttore del Dipartimento di Medicina di Detroit, scrive tra l'altro: "Quale membro del corpo insegnante della Facoltà di Medicina dell'Università Statale, il Dott. De Fazio ha compiuto un lavoro eccezionalmente buono per quanto riguarda l'insegnamento sia agli specializzandi che agli studenti di medicina. Egli è un cardiologo di cultura e competenza non comuni ed è ben capace di usare questa preparazione per insegnare agli altri".
Il prof. Kellem, Direttore del Servizio Cardiovascolare dell'Università di Detroit, così scrive nel 1959: "Nel gennaio del 1958, il Dott. De Fazio conseguì, presso l'Università Wayne, il grado accademico di "Master of Science", un grado accademico superiore, conferito per denotare una conoscenza particolarmente profonda della Medicina Interna. Quale Capo Reparto della Clinica Medica, il dott. De Fazio fornì guida ed insegnamento a medici interni ed assistenti […]. Il dott. De Fazio è anche un ricercatore di esperienza e competenza. Per molti anni in Italia, in Svezia e negli U.S.A., egli ha eseguito ricerche personali e pubblicato un considerevole numero di lavori di ottima qualità nel campo della cardiologia. Ritengo che il dott. De Fazio possieda una spiccata e non comune abilità come internista, come cardiologo e come ricercatore ed è uno dei migliori docenti che abbiamo avuto nel Dipartimento di Medicina dell'Università di Detroit".
Altri attestati evidenziano le capacità professionali e scientifiche di Valentino De Fazio, che egli accolse sempre con modestia e semplicità. Quando ritornava nella sua abitazione di Accaria lo attendevano molti pazienti, che egli visitava scrupolosamente, senza mai percepire alcun onorario. Il suo fisico già provato da un male ineluttabile non resse a lungo ai continui impegni professionali. La notte del 22 ottobre 1960 il suo fragile cuore si fermò per sempre prima che compisse il quarantesimo anno di età. Morì in un albergo di Napoli, dove era giunto dagli Stati Uniti per partecipare ad un convegno scientifico.
I funerali furono officiati in Accaria alla presenza di autorità e di molti primari e medici arrivati dalla Svezia, dagli Stati Uniti e da alcune Università italiane; ma a quelle esequie partecipò tanta umile gente di Accaria e dei paesi vicini, che rese l'estremo omaggio ad un uomo che si era prodigato per tutta la vita a lenire le sofferenze umane. Il suo corpo è sepolto nel cimitero di Accaria nella tomba di famiglia.
Il comune di Serrastretta gli ha intitolato la scuola elementare di Accaria. A Nicastro gli è stato intitolato l'Istituto Tecnico Statale Commerciale per Geometri.

prof. Giuseppe Mascaro

Tratto dal discorso commemorativo pronunziato nel Teatro "Grandinetti" di Nicastro il 22 ottobre 1964, dal prof. Vincenzo Rubino in occasione della cerimonia dell' intitolazione ufficiale dell'Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri di Nicastro al nome di Valentino De Fazio dopo che, nei locali dell'Istituto, furono scoperti un busto in bronzo e una lapide, benedetti dal vicario don Maiolo che nella circostanza pronunziò elevate parole:
Gli estremi della partecipazione di Valentino De Fazio al concorso per la libera docenza in Patologia speciale medica e Metodologia clinica e l'esito di essa possono così riassumersi, desumendoli dal Bollettino Ufficiale - Supplemento ordinario:
…" Candidati iscritti n. 95 - effettivi n. 90. Sulla base degli atti della Commissione giudicatrice, è stato fatto luogo, nei modi previsti dalle vigenti disposizioni, al conferimento delle abilitazioni nel numero previsto per la disciplina, nei riguardi di trenta candidati. Tale elenco, integrato, come per legge, da otto candidati già in possesso di altra docenza, annovera al primo posto della graduatoria di merito il dottor Valentino De Fazio, nei confronti del quale viene redatta la seguente relazione:
De Fazio Valentino, laureato nel 1943, Assistente volontario della Clinica Medica di Napoli, Assistente incaricato della Clinica Cardiologia di Stoccolma, Assistente Ospedaliero della Clinica Reumatologica di Ninashan (Svezia), vincitore di numerose borse di studio per il perfezionamento all'estero, ne fruì frequentando proficuamente Istituti scientifici in Svezia e negli Stati Uniti d'America. Specialista in Tisiologia. Presenta 40 pubblicazioni scientifiche, nella massima parte in campo cardiologico, che dimostrano ottima preparazione sulla elettrocardiografia. Particolarmente da segnalare gli studi sulle calcificazioni cardiache e la collaborazione al 5° volume del Trattato di Patologia Medica diretto dal prof. Di Guglielmo. La discussione dei titoli ha dimostrato ottima ed approfondita cultura del candidato. Le prove di laboratorio e l'esame del malato hanno dimostrato la sua ottima preparazione tecnica, mentre l'esposizione didattica è stata completa e brillante. La Commissione unanime pertanto giudica il Prof. De Fazio idoneo a conseguire la libera docenza in Patologia speciale medica e Metodologia Clinica".

Le pubblicazioni scientifiche, cui si fa riferimento nella relazione della Commissione per il conferimento della libera docenza, in numero di 40, sono quelle pubblicate in dieci anni dal '45 al '55, oltre alla collaborazione assidua a un numero imprecisato di riviste mediche nostrane e straniere, come "Minerva Medica", il "Progresso Medico", "La Riforma Medica", etc., di alcune delle quali egli era membro del Comitato di redazione. Il numero delle pubblicazioni risulta ulteriormente accresciuto da altre nuove opere che hanno visto la luce negli anni compresi tra il '56 ed il '60, quando, d'improvviso, il 22 ottobre, la morte bruscamente interrompe l'imponente opera di insegnante universitario e di scienziato di Valentino De Fazio.
…. Quando vi recherete devotamente a deporre fiori sulla sua tomba, testimonianza commossa di una gioventù studiosa che, pur nel disordine spirituale e nel materialismo imperanti, venera, come da sempre, l'eroismo dei pochi, le virtù eccelse dei grandi, nel raccoglimento della vostra anima, sotto l'ombra del grande cipresso, voi sentirete la sua voce ancora fremente incitarvi allo studio, al lavoro, all'umiltà, alla bontà.
Ora che Valentino è tolto alla nostra vita, quaerendus ac desiderandus, se la presenza di Lui tale benefica influenza potrà avere si di voi, o giovani, e sulle generazioni che da voi riceveranno la fiaccola delle virtù più sublimanti, non invano egli visse per la scienza, non invano il vostro Istituto potrà onorarsi di un nome così prestigioso.

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