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Venerdì 5 - dicembre - 2008 - 16:53
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ASSOCIAZIONE DIMENSIONE DONNA

Il progetto 'Dimensione Donna' e' andato man mano maturando quando alcune donne decisero di incontrarsi regolarmente di tanto in tanto per prendere un caffe' insieme, scambiare idee, confrontarsi e riflettere sul ruolo che si ricopriva in una piccola societa' qual era quella del nostro paesino di montagna. Identificatosi, il piccolo gruppo 'rosa' decise di voler andare avanti creare in piccolo uno spazio tutto al femminile.Si ma cosa fare?
Varie idee furono proposte e di qui maturo' la decisione di costituire un'associazione denominata 'Dimensione Donna'.

L'associazione nasce appunto il 26 giugno 1997 con atto notarile al n. di rep.
8117 racc. n.1829.

Lo scopo dell'associazione e' sancito dall'art.2 dello statuto associativo e cioe':

promuovere attivita' socio-culturali,favorendo lo scambio di conoscenze nell'ambito scientifico e culturale, in particolare favorendo i contatti tra organismi, Enti e persone;
ampliare tali conoscenze mediante i mezzi di comunicazione anche di massa;
promuovere inoltre anche la conoscenza della storia, delle tradizioni e dei costumi locali, organizzando mostre, gite,dibattiti, convegni,spettacoli, fiere, competizioni, anche sportive, manifestazioni, concorsi letterali anche nell'ambito provinciale e regionale e quanto altro possa permettere il raggiungimento dello scopo sociale.

La prima delle attivita' svolte dall'associazione e' stata una
- 'Mostra Artigianale' nell' agosto del 1997 che ha riscosso grande successo.
Altre attivita' non meno importanti:
- Il Presepe Artigianale dicembre 1997.
- Festa della Donna omaggio lavori artigianali eseguiti dall'associazione a tutte le donne
- Festa della Mamma 1998 Gara gastronomica ed artigianale
- Agosto1998 'Nella Vecchia Fattoria' mostra artigianale con il patrocinio del Comune,
-Settembre 98, in occasione di un concorso di poesia esposizione artigianato locale,
-Dicembre 1998 L'associazione in occasione di uno stand natalizio ha raccolto contributi per una ragazza del luogo ammalata di tumore e bisognosa di cure.
-Festa della Mamma 1999 omaggio di lavoretti artigianali eseguiti dall'associazione per le mamme piu' anziane del paese.
-Agosto 99 mostra artigianale 'Antichita' e Tradizioni Platanesi',
-Festa della Mamma anno 2000 omaggio di lavoretti artigianali eseguiti dall'associazione a tutte le mamme,
Collaborazioni varie con altre associazioni del luogo, stand di lavori artigianali eseguiti dall'associazione


L'ARTIGIANATO A PLATANIA

I Platanesi nel 1° dopoguerra, fino agli anni '50, conoscevano tutta una serie di mestieri e tradizioni legate alla loro cultura contadina, che nasceva dalla terra e dall'intelligenza paziente che veniva dal lavoro.
Poi questo tipo di economia non basto' piu' al sostentamento delle famiglie, e l'emigrazione tocco' anche il nostro paese, allento' i legami della comunita' e porto' pian piano allo spopolamento delle campagne e al graduale abbandono delle terre coltivate.
Un tipo di economia nuova porto' un tipo di societa' nuova, questo significo' l'abbandono di tutta una serie di attivita' manuali, quali l'artigianato, la conservazione, la tessitura , la fabbricazione di utensili, caratteristiche dell'autosufficienza tipica della societa' contadina che si trovava cosi' catapultata, anche senza volerlo nell'economia di mercato.
Queste attivita' perse con l'evolversi del progresso e della societa', oggi sembrano lontane nel tempo.
Noi vogliamo ricordare in giornate come queste, quelle che sicuramente rammentano gli anziani e che forse potranno incuriosire i giovani.
Platania negli anni '30 e oltre coltivava il baco da seta.Tutti gli orti erano pieni di piante di gelso bianco che serviva per nutrire il baco (u siricu). Questi cresceva fino a quando non si chiudeva nel suo bozzolo dando origine alla seta pura: La sua lavorazione fu un'attivita' tipicamente femminile e veniva effettuata o con i ferri o con i telai. L'attivita' della tessitura, fu una delle piu' diffuse, in paese e nelle campagne , addirittura il telaio faceva parte della dote della sposa.
Grazie a questi telai veniva realizzato di tutto, dalla dote per le spose, a coperte, lenzuola, asciugamani, tappeti,strofinacci ecc.
Le materie prime erano: cotone , lana e lino coltivato e lavorato con grande impegno dai contadini dalla semina alla tessitura.
Altri lavori piu' delicati e raffinati di solito venivano eseguiti all'uncinetto, attivita' questa che e' rimasta piu' a lungo, legata alla tradizione del paese.
Gli uomini erano piu' dediti al lavoro della terra e alla pastorizia; ma soprattutto nei giorni in cui non era possibile lavorare si dedicavano alla costruzione di utensili per la casa, cestini, manici per zappe, ecc. Ma non mancavano attivita' artigianali che completavano con il loro lavoro l'autosufficienza che possedeva il paese, quella del calzolaio del fabbro e del falegname.
Famosi e indimenticabili a Platania sono stati i sarti: Michele Gallo, morto in Canada che raccoglieva gran parte dei ragazzi del paese per l'apprendistato; Aldo Sforza, emigrato negli Stati Uniti; Evaristo Cappello col padre che con la loro morte e' andato via un pezzo di Platania; 'Za Francisca a Ciomba', cosi' chiamata che cuciva per le donne del paese e delle campagne insieme al marito Battista Marotta anche lui sarto.
Da non dimenticare, legato all'artigianato di Platania, 'Mastru Duminicu' il calzolaio buono, generoso e paziente che costruiva e riparava le scarpe raccogliendo i giovani e raccontando loro le vicende della guerra e della sua prigionia in Africa.
Platania era una comunita' che viveva nella semplicita' dei suoi sentimenti.
Queste attivita' facevano vivere le famiglie degli artigiani, erano da supporto alla vita dei contadini, ed erano anche una soluzione alla carenza di quei beni che oggi sono tanta sovrabbondanza.
L'artigianato, cosi' come era tanti anni fa, appartiene ormai a quel mondo passato, oggi sono rimaste tradizione che sopravvivono al cambiamento ed e' giusto che sia cosi', anche per mantenere la nostra originalita', certi che le trasformazioni dell'economia, nella societa' e della tecnologia fanno si che l'artigianato, cosi' come era pensato, non ha piu' motivo d'esistere.

Platania, Agosto 1997.

1^ EDIZIONE MOSTRA DI ARTIGIANATO

 



ASSOCIAZIONE "DIMENSIONE DONNA": ALLA RICERCA DELLA TRADIZIONE PERDUTA....

PRODUZIONE DI FIBBRE TESSILI A PLATANIA


Sembra impossibile ma vero! Alcuni decenni or sono la necessità, di sopravvivere a causa della povertà dilagante, porta la cultura contadina di quel periodo allo sviluppo dell'artigianato e allo sfruttamento specie nelle campagne, di tutto ciò che la natura offriva.
Da qui nasce la cultura della produzione di alcune fibre naturali ed animali quali: la ginestra, il lino, la seta, la lana.
La lavorazione della "inostra" cioe' ginestra, era particolarmente diffusa nella frazione di Platania denominata Campo Chiesa. Luogo particolarmente caratteristico ancora oggi dove era raccolta chiamasi "Passu da jinostra" e cioè passo della ginestra, mentre altro luogo ricco di questa pianta tessile era Occhiolungo.
Molto duro era il lavoro che facevano le nostre nonne e le bisnonne prima che si arrivasse al filato.
Raccoglievano la ginestra prima della fioritura, la legavano a fasci, e la mettevano a macerare in vasche costruite in creta dove restava nell'acqua stagnante per 20 giorni circa. Sopra i fasci, erano messe delle pietre per non farli andare a galla.Quando la parte esterna era macerata la toglievano e la pestavano con i piedi tanto da sembrare che si stesse ballando allora si diceva "ballanu a inostra" per separare la fibra dalla corteccia ormai macera. Restava quindi la parte grezza che, si metteva a bollire e ad asciugare al sole e, quando era completamente asciutta una donna esperta la trattava con uno strumento detto "mangano".
Il mangano era una specie di cassetta a forma rettangolare di 20 cm circa alla cui base era infilata una tavola che doveva entrare perfettamente in essa. Infatti, questa tavola che sì alzava e si abbassava, serviva per pestare la ginestra e togliere altre eventuali impurità.Dopo questo lavoro il filo grezzo della ginestra era passato in un altro strumento chiamato"cardo", attrezzo formato da una tavola di 50 cm circa con alla base infissi tanti chiodi a forma circolare. Il cardo serviva da pettine e la ginestra usciva pulita separando la parte più grossa che in genere serviva per farne sacchi e la parte piu' sottile che veniva poi filata per farne delle matasse usate anche per la tessitura al telaio della dote della sposa.
In quasi tutte le famiglie platanesi c'era un telaio con il quale le donne esperte in tale campo tessevano ed aiutavano l'economia familiare.
Altra produzione praticata era quella del lino. ln genere veniva coltivato ad ottobre,ma ne esisteva un tipo detto anche "marzullo" in quanto veniva coltivato a marzo.
Il lino appena giunto a maturazione veniva raccolto, liberato dai semi e messo macerare come la ginestra ma a differenza di essa, veniva lasciato per 15 giorni, per il lino veniva usato lo stesso procedimento dì lavorazione della ginestra. Molte cose di lino lavorate al telaio sono state tramandate nel tempo.
In molte famiglie inoltre era praticata la sericoltura e cioe' la coltura "du siricu" e cioè del baco da seta.
Ad esso era dedicato un apposito angolino caldo della casa, talora allevato in "quarte" o "sporte" apposite ceste fatte artigianalmente di castagno.
Le uova delle farfalle di baco venivano tenute al caldo per la produzione.Alcune donne le tenevano persino al calore prodotto dal proprio corpo nella paglia di cui erano composti i materassi dei letti dopo alcuni giorni ne uscivano i bachi.
Da piccolo il baco veniva allevato con le foglie tenere del gelso bianco, mentre arrivato ad una certa grandezza era nutrito con le foglie di gelso nero.
Appena raggiunta la maturita', vicino ai bachi venivano posti dei rami di erica e di ginestra, in questo modo vi salivano ed incominciavano a tessere 'i cuculi', cioe' i bozzoli dove si chiudevano per subire la metamorfosi in farfalla.
I bozzoli cosi' formati venivano raccolti prima che la crisalide si trasformasse e venduti a peso nella vicina Nicastro, dove le donne vi si recavano la mattina presto quando era ancora buio.
Come incentivo a tale produzione venivano offerti anche dei premi.
Da alcuni bozzoli trattenuti a casa ne usciva la farfalla che deponeva le uova per la prossima produzione; con altri invece, veniva prodotta la seta mediante la bollitura e se ne ricavava il prodotto che veniva cosi' filato e misto con cotone per fare calze, scialli ecc. o era utilizzato per la tessitura al telaio.
La lana, che era ricavata dalla tosatura delle pecore dei greggi locali, veniva pulita accuratamente e lavata dalle donne presso le piccole fiumare di zona e si metteva ad asciugare all'ombra.Sistemata in sacchi da portare sulle spalle o sugli asini, i nostri nonni si recavano a piedi a Soveria Mannelli per farla 'cardare e pettinare' poi si filava a casa con uno strumento di legno chiamato 'husu' fuso.
Oggi il progresso ha fatto sì che questa cultura contadina si perdesse nel tempo, tutto e' rimasto un lontano ricordo nella mente dei piu' anziani, dai quali abbiamo tratto questo racconto affascinante.
L'Associazione ha voluto con questa breve relazione omaggiarli per i sacrifici affrontati nel tentativo di offrirci un futuro migliore.

Platania, Agosto 1998

2^ edizione Mostra di Artigianato- Nella vecchia fattoria



'Un piccolo angolo di storia platanese'


Anche se nata a livello locale, l'associazione 'Dimensione Donna' e' formata da un gruppo che ha voluto creare un piccolo spazio femminile operante nel territorio platanese dal 1997.
L'associazione, tra le tante idee, si e' particolarmente interessata ad esaltare la storia, gli usi, le tradizioni, ormai perse, del proprio paese.
La mostra ha destato molta curiosita' e meraviglia per il patrimonio artigianale antico esistente in Platania anche se quello esposto ne rappresenta solo una piccolissima parte.
In occasione di tale mostra l'associazione ha steso delle relazioni che hanno trattato alcuni argomenti del passato di Platania.
Il primo anno (1997) ha messo in luce i personaggi tipici che si sono succeduti nel paese. Il secondo anno (1998) ha steso una relazione su alcune piante coltivate e usate per la tessitura.Quest'anno (1999) il gruppo vuole fare conoscere un piccolo angolo di storia platanese esponendo vicende storiche su 'Piazza Sacerdote Cimino'. Le origini di Platania sono un po' nel buio non si sa quale esse siano state, se lametine o greche, sappiamo solo che nel 1880 e' sopra a comune, staccandosi da Nicastro con un atto notarile del notaio Giovanetti. Sappiamo che gli ultimi padroni di queste terre furono i D'Aquino.
Tali terre, allora feudo, si estendevano da Falerna, Castiglione e Serrastretta.
Platania era la loro residenza estiva visto che la loro dimora abituale era il castello Normanno di Nicastro.
Infatti il principe D'Aquino, quando saliva a Platania abitava sull'attuale Corso Umberto nella casa che oggi e' della famiglia Mastroianni.
La principessa sorella del principe, invece aveva la sua dimora in Piazza Sacerdote Cimino. In questa piazza esisteva una casa chiamata in termine popolare ' u palazzu'. Questo palazzo era tutto circondato da querce nane e giardini.
In tempi remoti questa zona era tutta disabitata e vi si teneva l' 8 maggio, apparizione di S. Michele la fiera degli animali, infatti questa festa era chiamata la festa di ' S. Michele povero' forse perche' non c'era ne' divertimenti ne' altre attivita'.
Poi col passare degli anni questo palazzo passo' nelle mani della famiglia del sacerdote Mancuso.
Infatti sulla porta d'entrata c'era uno stemma a forma ovale su cui c'era scritto in basso 1 >3 (uno maggiore di tre).
Uno rappresenta il sacerdote e tre le sorelle di lui.
Il secondo personaggio di questa piccola piazza, situata nella parte alta di Platania e da cui prende il nome, fu il Sacerdote Domenico Cimino che insieme a molti altri uomini famosi di Platania parteciparono all'indipendenza dell'Italia, con la cacciata dei Borboni.
Il sacerdote, insieme ad alcuni patrioti, organizzava bande contro i Borboni. Si toglieva il berretto che portava in testa e con in mano la bandiera gridava 'Viva la liberta' morte ai tiranni'.
Per tutto questo fu condannato a venticinque anni di carcere che non sconto' perche' mori' prima.
Durante la sua prigionia il sacerdote corrispondeva con lo scrittore calabrese Luigi Settembrini, al quale era molto legato. Fu condannato anche lui per motivi politici al carcere a vita a Catanzaro.
Tutte le lettere oggi documento storico, sono andate perdute o distrutte.
Ancora oggi in questa piazza sorge la casa natale del sacerdote rimasta agli eredi.

Platania, 07 agosto 1999

Terza Edizione-Mostra Artigianale

 



L'Associazione 'Dimensione Donna' è alla sua quarta mostra e quest'anno vuole mettere in risalto e far rivivere nei ricordi dei più grandi i giochi preferiti della loro infanzia.
Giochi semplici e divertenti per il periodo di allora fatti con materiale occasionale, senza pretese e senza dispendio di denaro, infatti, non esistevano i mass-media e ci si divertiva e si era felici.
Oggi tutto è cambiato, viviamo in un periodo di automatizzazione dove computer, robot, video giochi hanno invaso le nostre case, molte volte togliendo il dialogo tra genitori e figli.
Ben venga il progresso che dovrebbe portare cultura, informazione e formazione, ma alcune volte il suo fine è negativo.
Ritornando ai giochi si sa che come i proverbi antichi e sempre validi sono la saggezza dei popoli, anche i giochi ne dimostrano la loro cultura.
Il gioco in qualsiasi forma si esprime, educa alla socialità, all'amicizia al rispetto alla libertà.
La giornata del ragazzo di ieri era articolata in modo molto diverso da quello di oggi.
La mattina, chi ci poteva andava a scuola o andava a lavorare nei campi. Il pomeriggio era in giro con i compagni a giocare. Si giocava fino a sera tarda in piazza, nei vicoli, nei rioni vicino casa a gruppi felici delle piccole cose che costruivano da soli.
Erano tra loro affiatati ed uniti pronti a nascondere le marachelle che combinavano per non farne accorgere i genitori. In mezzo a loro fioriva quell'amicizia profonda senza nessun interesse particolare che li dividesse.
I giochi erano semplici e divertenti e tra questi ricordiamo:
- ' u strumbulu' una piccola trottola di legno con alla punta un chiodo dove si arrotolava un laccio per poi tirarlo forte e farlo girare;
- ' u cerchiu' composto in genere da una vecchia ruota di bicicletta che veniva fatta rotolare per strada con un sostegno di fil di ferro piuttosto grosso;
- ' a campana', la cara vecchia campana, cara alle ragazze dei rioni chiusi. Consisteva in un rettangolo disegnato per terra diviso in otto o più quadrati dove si spingeva una pietra piatta con il piede saltellando
- senza far toccare la linea che divideva ogni casella, in questo modo ogni volta se ne conquistava una.
- ' u pizzicu' composto da un bastone di 50 o 70 cm e da un pezzetto di legno lungo un palmo circa appuntito da ambo i lati, veniva disegnato un cerchio per terra dove si posizionava il giocatore col bastone mentre un altro gli lanciava 'u pizzicu'. Colui che batteva: più riusciva a farlo andare lontano e più aveva probabilità di far punti e di vincere, una variante di questo gioco era 'mazza alla hossa' dove partecipavano più giocatori;
- ' i cuti' un gioco di velocità e di concentrazione prevalentemente femminile. Si giocava con cinque pietre mentre alcune venivano lanciate in aria le mani dovevano prendere quelle che stavano per terra i passaggi erano vari e si eseguivano con ambo le mani o le più brave con una sola mano.

Altri giochi prevalentemente maschili erano ' a tocca' o nascondino. Un giocatore si nascondeva gli occhi e contava mentre gli altri giocatori si nascondevano: bisognava quindi trovarli senza permetter loro di toccare il posto di colui che faceva la conta.
Ancora c'erano 'zumpa cavallu'; 'grava lu chiumbu'; 'e stacce' ;'pumillu russu' .
Le persone più grandi amavano giocare alla 'gara du ormaggiu'. In gruppo si compravano delle forme di formaggio stagionate e nelle fredde e serene giornate di gennaio si sceglieva un tratto di strada per lo svolgersi della gara. Le forme di formaggio erano fatte rotolare con forza dopo averli avvolti con un laccio e lanciati sulla strada, vinceva chi riusciva ad arrivare per prima al traguardo e nel minor tempo possibile. Quando durante la gara qualche forma si rompeva era sostituita da un'altra forma o da un cerchio di legno.
Questo vuole essere un piccolo omaggio da parte dell'associazione per far rivivere vecchi ricordi del tempo che fu e che, non molto lontano è ancora caro nel cuore di chi lo ha vissuto nella semplicità di ogni giorno.


A Platania con tanto affetto,


'ANTICHITA' E TRADIZIONI PLATANESI '
11.08.2000

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