Emmanuele
Grande nacque a Platania nel 1864 da genitori retti ed onesti;
ancora adolescente fu chiamato dallo zio Angelo, un prete
colto e studioso, a Napoli dove, giovanissimo, si laureò
in chirurgia e medicina e dove, per concorso, fu nominato
assistente alla clinica medica godendo la fiducia e la stima
di professori quali De Renzi e Cardarelli.
L'amore per il paese natale lo richiamo a Platania e gli
fece rinunciare alla brillante carriera che avrebbe potuto
raggiungere con la sua bravura.
Nel 1893 si stabilì a Nicastro, dove divenne Direttore dell'Ospedale
Civile. Coscienzioso ed onesto, dimostrava affezione e diligenza
nell'assistenza agli ammalati, verso i quali prodigava le
cure con disinteresse.
Acuto osservatore, il suo parere era di valido aiuto nei
difficili casi clinici e nelle difficili ricerche di analisi
cliniche e batteriologice in cui era espertissimo e fortunato
ricercatore.
Quale Direttore dell'Ospedale Civile, egli dedicò gran parte
delle sue forze e dei suoi mezzi al miglioramento ed ampliamento
dei locali ed al rifornimento quasi completo dello strumentario
chirurgico e batteriologico, perché l'Ospedale potesse meglio
funzionare a sollievo dei poveri ricoverati.
Medico delle carceri, ebbe sempre il senso della pietà e
della commiserazione per gli infelici carcerati che ricorrevano
a lui non tanto per il consiglio medico, quanto per la sua
buona parola di pazienza e di fede.
Pubblicò numerosissime monografie su vari ed importanti
casi clinici, ove si nota la sua vasta cultura, la sua competenza,
il suo senso di intuito clinico e l'acutezza di argomentazioni
spesso lodate da illustri maestri.
A sue spese, senza l'aiuto di nessuno, pubblicava spesso,
quale soddisfazione, un giornale di medicina, la "Rivista
Sanitaria" ove, in poche righe, riassumeva quanto di più
utile, dal punto di vista medico, vi potesse essere per
l'igiene e per la cura delle malattie dei bambini a cui
teneva tanto e per gli adulti.
Si distinse sempre fra i colleghi, non solo per il suo valore
di medico, quanto per la sua innata gentilezza di modi che
sembrava timidezza, ma era modestia e bontà. Morì all'età
di 54 anni nel 1918, dopo una malattia breve e crudele,
compianto da parenti, amici, colleghi e da tutta la cittadinanza.