Nacque
a Platania nel 1825, da Felice e Anna Maria De Vito e morì
a Soveria Mannelli nel 1865.
La sua storia non si può narrare se non si tiene conto del
vasto fenomeno del Brigantaggio che si diffondeva nelle
nostre zone negli anni in cui visse.
Per combattere questi briganti, che erano divenuti pericolosamente
una forza politica e favore dei Borboni, provocando devastazioni,
saccheggi e atrocità varie, fu istituita la "Guardia Nazionale",
una formazione di volontari che operava unitamente alle
forze ordinarie di polizia.
A questa benemerita Guardia Nazionale, che combatteva in
nome dell'unità d'Italia, presero parte, in qualità di capitani,
Gregorio Emmanuele Nicolazzo e Cesare Mastroianni, nostri
concittadini.
Narrano le cronache che, dalle nostre parti, Soveria Mannelli
era diventata una roccaforte delle forze brigantesche capeggiate
da Vincenzo Chiodo.
Cesare Mastroianni, al comando dei fidi seguaci della Guardia
Nazionale, si portò colà ma cadde in un'imboscata e fu fatto
prigioniero.
Poiché rifiutò di gridare: "Viva Francesco di Borbone",
fu sottoposto a feroci sevizie.
Morì gridando: "Viva Vittorio Emanuele- re d'Italia", mentre
veniva squartato dalle forze trainanti in contrasto di due
cavalli.
Una pagina di storia poco nota, ma non secondaria quella
che fu scritta da Platania ad opera di Cesare Mastroianni,
nella travagliata vicenda del Risorgimento italiano.