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Sabato 11 - ottobre - 2008 - 21:53
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PARROCCHIA DI S. MICHELE ARCANGELO

Parroco: don Pino Latelli Tel. 0968/205391
Protettore del Paese: S. Michele Arcangelo
Festa del Santo Patrono: 29 settembre


Chiesa risalente a fine ‘600, nella quale vengono custodite statue lignee di pregevole fattura.
Altra chiesa molto cara ai platanesi è il piccolo santuario della Madonna del Riposo o del Riparo, ubicata in aperta campagna dove originariamente sarebbe dovuta sorgere Platania.
La festa viene celebrata il 7 - 8 settembre con veglia notturna.
Sono presenti nella Parrocchia le Suore della Congregazione di San Giuseppe di Cuneo.
Le Associazioni operanti sono:
La Caritas ed il Gruppo di Volontariato che si occupano delle attività assistenziali, delle visite agli ammalati ed agli anziani per i quali organizzano ogni anno la “Giornata dell’anziano”.
Il Gruppo Scout che s’impegna a fondo per la formazione dei bambini (lupetti e coccinelle) dei ragazzi e dei giovani.
La Schola Cantorum che ha raggiunto un notevole grado di preparazione e di bravura.
Il Gruppo Catechisti, formato da volontari laici che curano la preparazione catechistica dei bambini.




NOTIZIE SULLA PARROCCHIA S. MICHELE ARCANGELO
(dal libro di don Pietro Bonacci: “Scritti Storici Lametini”)

Platania era un casale di Nicastro perché era sorta sul territorio di questo comune e pertanto, ecclesiasticamente, dipendeva dal Cappellano maggiore della Cattedrale, il quale reggeva la chiesa di S. Michele con un cappellano di sua nomina. Questa dipendenza causava disagi alla popolazione che, per tutti gli atti religiosi, come battesimi e matrimoni, doveva recarsi a Nicastro.
A questi disagi ovviò Mons. Nicola Cirillo, che il 13 settembre 1706 elevò a parrocchia la chiesa di San Michele Arcangelo di Platania.
Con la stessa Bolla autorizzò la popolazione a costruirsi il campanile e il fonte battesimale, che erano i segni tangibili delle chiese parrocchiali.
Il 25 settembre dello stesso anno, nominò come primo parroco di Platania, don Angelo Mancuso di Serrastretta.
D. Angelo Mancuso, nella Bolla di nomina, non è chiamato parroco, ma “Economo Curato”, per evitare l’opposizione del Cappellano Maggiore della Cattedrale, il quale, anche se su un piano puramente formale, poteva continuare a dire di essere il Parroco di Platania.
Che ci fu una certa resistenza da parte del Cappellano Maggiore della Cattedrale nei riguardi dell’autonomia della chiesa di S. Michele di Platania, risulta dalla bolla di nomina del primo parroco, nella quale c’è questa clausola: “Il cappellano curato di Platania si obbliga, in perpetuo, di corrispondere ogni anno, in segno di sudditanza, cinque tomoli di grano bianco”. Questa clausola, contenuta sia nel decreto di erezione della parrocchia, sia nella bolla di nomina del primo parroco, il 1800 dette origine ad un’aspra lite tra il canonico D. Antonio Marino, Cappellano della Chiesa Cattedrale e D. Felice Bonadio, Cappellano curato di Platania. Il 1784, com’è noto, la Cassa Sacra, istituita dopo il terremoto del 17983, abolì le decime sacramentali ed il parroco di Platania, da quell’anno in poi non corrispose al Cappellano Maggiore della Cattedrale i cinque tomoli di grano. Quando, però, con il trionfo dei sanfedisti del Cardinale Ruffo, i Borboni riacquistarono il controllo di tutto il Regno di Napoli, le decime sacramentali furono ripristinate e il Cappellano Maggiore della Cattedrale reclamò nuovamente i suoi diritti, ma commise l’errore di chiedere gli arretrati: 5 tomoli di grano all’anno dal 1784 al 1800.
D. Felice Bonadio, giustamente, si oppose a questa pretesa perché, durante quegli anni, non aveva percepito decime e pertanto non poteva e non doveva pagare un tributo, che era legato a quelle entrate. Essendo le posizioni dei due contendenti inconciliabili, la vertenza finì avanti alla Corte Vescovile.
Il processo, come risulta dagli atti, fu istruito con molta meticolosità. Ognuna delle parti in causa espose le sue ragioni e presentò i suoi testimoni, ma non si sa come finì la lite, perché nel processetto mancano le conclusioni della Corte. Le ipotesi sono due: o tutto finì con un compromesso, oppure il Cappellano Maggiore della Cattedrale abbandonò la partita. La seconda ipotesi è la più probabile, perché la situazione del Regno nel 1800 era assai confusa. Molti fedeli di Platania, dopo i moti giacobini e sanfedisti, si opposero al ripristino delle decime sacramentali, anche perché sapevano che i Francesi sarebbero tornati, come di fatto ritornarono il 1805, e di decime non se ne sarebbe parlato più.

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