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PARROCCHIA
DI S. MICHELE ARCANGELO
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Parroco:
don Pino Latelli Tel. 0968/205391 |
| Protettore
del Paese: S. Michele Arcangelo |
| Festa
del Santo Patrono: 29 settembre |
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Chiesa risalente a fine ‘600, nella quale vengono custodite
statue lignee di pregevole fattura.
Altra chiesa molto cara ai platanesi è il piccolo santuario
della Madonna del Riposo o del Riparo, ubicata in aperta campagna
dove originariamente sarebbe dovuta sorgere Platania.
La festa viene celebrata il 7 - 8 settembre con veglia notturna.
Sono presenti nella Parrocchia le Suore della Congregazione
di San Giuseppe di Cuneo.
Le Associazioni operanti sono:
La Caritas ed il Gruppo di Volontariato che si occupano delle
attività assistenziali, delle visite agli ammalati ed
agli anziani per i quali organizzano ogni anno la “Giornata
dell’anziano”.
Il Gruppo Scout che s’impegna a fondo per la formazione
dei bambini (lupetti e coccinelle) dei ragazzi e dei giovani.
La Schola Cantorum che ha raggiunto un notevole grado di preparazione
e di bravura.
Il Gruppo Catechisti, formato da volontari laici che curano
la preparazione catechistica dei bambini.
NOTIZIE SULLA PARROCCHIA S. MICHELE ARCANGELO
(dal libro di don Pietro Bonacci: “Scritti Storici Lametini”)
Platania era un casale di Nicastro perché era sorta sul
territorio di questo comune e pertanto, ecclesiasticamente,
dipendeva dal Cappellano maggiore della Cattedrale, il quale
reggeva la chiesa di S. Michele con un cappellano di sua nomina.
Questa dipendenza causava disagi alla popolazione che, per
tutti gli atti religiosi, come battesimi e matrimoni, doveva
recarsi a Nicastro.
A questi disagi ovviò Mons. Nicola Cirillo, che il 13
settembre 1706 elevò a parrocchia la chiesa di San Michele
Arcangelo di Platania.
Con la stessa Bolla autorizzò la popolazione a costruirsi
il campanile e il fonte battesimale, che erano i segni tangibili
delle chiese parrocchiali.
Il 25 settembre dello stesso anno, nominò come primo
parroco di Platania, don Angelo Mancuso di Serrastretta.
D. Angelo Mancuso, nella Bolla di nomina, non è chiamato
parroco, ma “Economo Curato”, per evitare l’opposizione
del Cappellano Maggiore della Cattedrale, il quale, anche
se su un piano puramente formale, poteva continuare a dire
di essere il Parroco di Platania.
Che ci fu una certa resistenza da parte del Cappellano Maggiore
della Cattedrale nei riguardi dell’autonomia della chiesa
di S. Michele di Platania, risulta dalla bolla di nomina del
primo parroco, nella quale c’è questa clausola:
“Il cappellano curato di Platania si obbliga, in perpetuo,
di corrispondere ogni anno, in segno di sudditanza, cinque
tomoli di grano bianco”. Questa clausola, contenuta
sia nel decreto di erezione della parrocchia, sia nella bolla
di nomina del primo parroco, il 1800 dette origine ad un’aspra
lite tra il canonico D. Antonio Marino, Cappellano della Chiesa
Cattedrale e D. Felice Bonadio, Cappellano curato di Platania.
Il 1784, com’è noto, la Cassa Sacra, istituita
dopo il terremoto del 17983, abolì le decime sacramentali
ed il parroco di Platania, da quell’anno in poi non
corrispose al Cappellano Maggiore della Cattedrale i cinque
tomoli di grano. Quando, però, con il trionfo dei sanfedisti
del Cardinale Ruffo, i Borboni riacquistarono il controllo
di tutto il Regno di Napoli, le decime sacramentali furono
ripristinate e il Cappellano Maggiore della Cattedrale reclamò
nuovamente i suoi diritti, ma commise l’errore di chiedere
gli arretrati: 5 tomoli di grano all’anno dal 1784 al
1800.
D. Felice Bonadio, giustamente, si oppose a questa pretesa
perché, durante quegli anni, non aveva percepito decime
e pertanto non poteva e non doveva pagare un tributo, che
era legato a quelle entrate. Essendo le posizioni dei due
contendenti inconciliabili, la vertenza finì avanti alla
Corte Vescovile.
Il processo, come risulta dagli atti, fu istruito con molta
meticolosità. Ognuna delle parti in causa espose le sue
ragioni e presentò i suoi testimoni, ma non si sa come
finì la lite, perché nel processetto mancano le
conclusioni della Corte. Le ipotesi sono due: o tutto finì
con un compromesso, oppure il Cappellano Maggiore della Cattedrale
abbandonò la partita. La seconda ipotesi è la più
probabile, perché la situazione del Regno nel 1800 era
assai confusa. Molti fedeli di Platania, dopo i moti giacobini
e sanfedisti, si opposero al ripristino delle decime sacramentali,
anche perché sapevano che i Francesi sarebbero tornati,
come di fatto ritornarono il 1805, e di decime non se ne sarebbe
parlato più.
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