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RAFFAELE
PERRI |
| Maggiore
dell'Esercito Italiano |
Platania,
12 febbraio 1895
Albania, 24 marzo 1941 |
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(Cerimonia
di intitolazione dell'edificio scuola elementare di
Corso Umberto I al Magg. R. Perri)
per gentile concessione della
Sig.ra Lucia Romano
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Discorso
tenuto dall'ins. Nicola Nicolazzo in occasione della cerimonia
di intitolazione al Magg. R. Perri dell'edificio delle scuole
elementari di Platania, avvenuta in data 16 giugno 1965
Signore, Signori,
ricordare alle autorità presenti, gentilmente intervenute,
ai concittadini, ai parenti, che l'han sempre viva nel cuore,
l'eroica figura del Maggiore Raffaele Perri, è per me compito
veramente gradito e, nello stesso tempo, emozionante.
Compito gradito perché dovrò dire, io maestro, di un Maestro,
di un Uomo e di un Soldato che tanto lustro dà a Platania;
emozionante nello stesso tempo perché fu per me, ragazzo e
giovane, un continuo esempio di bontà e di attaccamento al
dovere, da imitare in ogni istante. L'intitolazione di questo
edificio e lo scoprimento di una lapide, che eterneranno il
nome del Magg. Raffaele Perri nelle future generazioni, è
per Platania un atto di doverosa giustizia, un atto di riparazione
all'oblìo, protrattosi per 24 anni, verso la memoria di un
suo figlio al quale Nicastro, con sollecitudine veramente
ammirevole, ha da tempo tributato il giusto onore, intitolandogli
l'edificio scolastico delle sue scuole elementari.
Platania, dunque, oggi assolve il suo debito morale e lo fa
con animo grato e riconoscente.
Però ci è doveroso ricordare che mai, nemmeno per un istante,
nel cuore di tutti i Platanesi è venuto meno il ricordo di
tanto uomo!
Egli è stato ed è il nostro eroe; si è aggiunto a quella schiera
di generosi figli di Platania che, in ogni tempo e in ogni
campo, han dato lustro e gloria al paese natale; per sempre
magnificare queste quattro case arroccate su un aprico colle,
balconata luminosa sull'ampio golfo lamentino; per scriverne,
col proprio ingegno e col proprio sacrificio, la storia.
Nasce, Raffaele Perri, a Platania, primo di quattro figli,
il 12 febbraio dell'anno 1895. Ben presto rimane orfano di
padre, e, assieme alla madre, anima veramente nobile e santa,
condivide il peso di una famiglia. E intanto studia per conseguire
un posto nella società, e nello studio stesso è guida e sostegno
dei fratelli minori. Consegue il diploma magistrale nel 1915.
Ma non fa in tempo a prendere contatto con la scuola nel ruolo
di maestro, chè già la guerra insanguina i campi d'Europa.
A vent'anni parte, semplice soldato, per la difesa dei confini
sacri d'Italia.
Combatte sul Carso, sul Podgora, sull'Hermada e sul Piave:
frattanto consegue la promozione a Tenente, e, nel maggio
del 1918, è inviato in Albania e si congeda soltanto nell'ottobre
del 1919. Sono dunque quattro anni di dura lotta e sacrifici.
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| Maggiore
Perri sul Carso |
Il ritorno infine, in seno alla famiglia, è tanto gradito
perché è tutta la famiglia che si ricompone. Anche i fratelli
Felice e Costantino han servito la Patria e bello è sedersi
accanto alla cara mamma, che tanto ha trepidato per la sorte
dei suoi orfani, e narrare di avvenimenti, di personaggi,
di amici, di incontri con paesani; tacendo però dei pericoli
corsi per non allarmare ancora la cara mamma che finalmente
è felice dopo tante pene, tanti sospiri, tante lacrime.
Ma se la pace è tornata a risplendere, se si rimarginano le
ferite nei corpi e nelle anime, se l'Italia ha superato la
tremenda prova, ognuno deve ora trovare nel lavoro il proprio
ideale di vita per contribuire alla rinascita dell'Italia
stessa e per vivere dignitosamente.
Inizia allora la carriera di Maestro di Raffaele Perri.
Maestro: nel senso completo della parola ! Maestro che ama
i propri scolari e ne è riamato, Maestro stimato ed apprezzato
dai propri superiori !
E' per prima una sperduta frazione del Comune di Serrastretta
che lo vede all'opera. In seguito insegna a S. Andrea sullo
Ionio, poi a Platania. Il 1923 è titolare a Gizzeria.
Insegnare allora significava vivere nella sede, è ciò perchè
mancava la diffusione dei mezzi di locomozione oggi esistenti
e la vita convulsa di oggi, ma era sommamente utile per la
conoscenza del maestro con l'ambiente e viceversa.
E' proprio a Gizzeria che il giovane maestro conosce colei
che ben presto fa sua sposa e rende madre. Sceglie in quella
sede la compagna della sua vita e ne fa la regina del suo
cuore e della sua casa.
Trasferisce la sua attività prima a Sambiase, quindi a Nicastro
nel 1933 dove si stabilisce in vista della futura educazione
dei figli.
Ovunque Egli esplica la sua attività, conquista tutti con
la sua bontà, col suo sorriso che stabilisce subito un contatto
di cordialità e serenità, col suo modo di estrema cortesia
e gentilezza. Non ha che amici e tutti lo stimano e lo ammirano
per le doti intrinseche di uomo e di educatore !
Ama ed è riamato da tutti. E' un signore dal tratto gentile
ed affettuoso al quale la gente, quanto più è umile, si sente
vicina, si confida e ne riceve aiuto e coraggio. Maestro,
dunque, nel chiuso dell'aula, con i piccoli scolari che lo
venerano; maestro nella vita quotidiana, col pubblico che
lo stima e lo apprezza.
Marito e padre esemplare, viene toccato dal destino in ciò
che si ha di più caro: i figli. Un morbo crudele ruba alla
famigliola il primogenito: il piccolo Gino, gioia e orgoglio
del felice papà. E' una schianto improvviso, un tremendo colpo;
ma la rassegnazione cristiana scende come balsamo a lenire
l'anima sofferente. E lentamente la vita riprende, ritorna
il sorriso, perché la Fede sovviene a sorreggere, perché dal
cielo un Angelo sorride col volto caro di figlio.
Intanto l'orizzonte politico dell'Europa si oscura di nubi
foriere di truce tempesta. Gli eventi precipitano prima un
continente, l'Europa, poi il mondo, in una guerra di enormi
distruzioni materiali e morali !
E' la Germania che rompe l'effimero equilibrio ed attacca
la Polonia nel 1939. L'Europa è un rogo dal quale pochi Stati
si salvano.
Il cuore di milioni di italiani trepida: son cuori di madri,
di spose, di figli in tenera età che han bisogno di una guida
paterna, son cuori di uomini che conoscono gli orrori delle
guerre. E, purtroppo, un demone si impadronisce dei nostri
governanti e il 10 giugno 1940 viene dichiarata la guerra.
Partono i figli d'Italia per i più grandi campi di battaglia,
a sterminare e ad essere sterminati, mentre tutto si trasforma
in ansia ed in trepidazione. La guerra infatti non ha più
luoghi determinati di combattimento, ma sono intere città,
lontane centinaia o migliaia di chilometri dal fronte, ad
essere sottoposte a massacranti bombardamenti aerei. E' la
più grande bestialità che un'umanità inferocita possa commettere:
vittime innocenti cadono ogni giorno immolate sulle soglie
di casa propria, nei campi di lavoro, nelle officine.
Eppure la patria chiama e bisogna obbedire ! L'Italia è in
guerra; bene o male, giusta o ingiusta la causa, bisogna obbedire
! Questo è quanto pensa l'umile maestro !
A metà gennaio giunge il foglio di richiamo anche per il Maggiore
dell'Esercito Italiano Perri Raffaele. Bisogna obbedire al
richiamo della Patria in guerra. E' un Maestro …! E per anni
ha insegnato ad amare la Patria dalla sua cattedra, ad ubbidire
alle Leggi del proprio Paese ! E' un Maestro …! E per anni
ha spiegato ed inculcato nelle piccole menti dei fanciulli
che la libertà è il premio migliore di un popolo, che bisogna
difendere il sacro suolo della Patria come fecero i padri
e i padri dei padri.
Non era il Maggiore Raffaele Perri un furbo gerarca dell'
"armiamoci e partire", un predicatore di piazza che arringava
gli studenti, più desiderosi di un giorno di vacanza che di
far guerra, o un agitatore di mestiere. No…. Era un Maestro
ed un padre che amava la Patria, la Scuola, la Famiglia e
che era cosciente che tutto il suo mondo era in pericolo e
pertanto bisognava agire !
E indossò il grigioverde nuovamente a 46 anni, senza curarsi
di una disposizione che poteva esonerarlo dagli obblighi di
chiamata perché padre di quattro figli in tenera età. L'Italia
aveva ancora bisogno del suo aiuto, come nel 1915, e bisognava
rispondere "PRESENTE" alla chiamata. Non importava se la guerra
poteva durare un giorno, un mese, un anno ancora, come dicevano
i giornali e la propaganda; non importava se altri più furbi
si barricavano sotto cavilli e disposizioni, si facevano dichiarare
ammalati o solamente idonei ai servizi sedentari: bisognava
rispondere all'appello dell'Italia, della Gran Madre Italia,
già servita una prima volta per quattro lunghi anni, da servire
ancora per farla sempre più grande, più bella !!!
Riprende la vita vissuta a vent'anni, con la stessa baldanza,
con lo stesso spirito ! Prende il comando del 70° battaglione
della Divisione "Lupi di Toscana", appena formato in Nicastro
stessa. Il 20 gennaio parte, alla testa del suo Battaglione,
dalla cara Nicastro e raggiunge Angri.
Forse si va in Africa Settentrionale….forse in Russia, sui
campi sterminati di neve e di bufere…certo si va dove maggiore
è il bisogno di uomini e di petti coraggiosi da opporre al
nemico.
Giorno 12 febbraio 1941 - 46° suo compleanno - da Brindisi
si parte alla volta dell'Albania. Sembra che il destino voglia
ripercorrere il vecchio cammino di tanti anni prima. Sembra
che ci sia un nesso, tra la prima e la seconda guerra, per
il Maggiore Perri con la sua destinazione in Albania ! Certo,
sbarcando a Valona, dove era sbarcato nel 1918, il Maggiore
Perri sentì che il suo destino aveva attinenza con quella
terra aspra e desolata.
Ma gli eventi in Albania non sono favorevoli alle armi italiane
e le truppe, che affluiscono nel piccolo porto di Valona,
devono raggiungere al più presto il nemico e lottare, per
riconquistare il terreno perduto, palmo a palmo.
Così, dopo lo sbarco a Valona, il Maggiore Perri viene destinato
a Barat. Qui assume il comando del 1° Battaglione del 31°
Reggimento della Divisione "Siena".
Inizia subito la marcia di avvicinamento verso il nemico:
son tappe dure, forzate, tra il rombo dei cannoni, il fischiare
dei proiettili e le bufere di neve.
Poche son le lettere che, nella breve parentesi della sua
guerra, Egli scrive ai suoi cari. Da esse traspare però un'anima
nobile tutta protesa, come sempre, al conseguimento del fine:
vincere per la gloria d'Italia.
E' lui che incoraggia i familiari, è lui che dà forza a colei
che ha eletto a madre dei suoi figli e che il quel periodo
sente, ancora una volta, il palpito di una vita nuova nel
seno !
E la massacrante marcia continua; continua verso un punto
prestabilito dal fato: Quota 717, detta "Quota Sacra" per
il sacrificio della più bella gioventù italica.
E' la tremenda notte dal 23 al 24 marzo 1941: il cielo è fosco,
plumbeo per le tempeste di neve di cui è saturo, squarciato
dai lampi delle opposte artiglierie.
E' il momento fatidico dell'attacco e dell'avanzata degli
italiani. Son le due di notte: alla testa del suo Battaglione,
con sulle labbra un grido, "ITALIA", il maggiore Raffaele
Perri si lancia verso il nemico.
Una raffica lo ferma, lo piega, lo fredda ! Raffaele Perri
non è più. Bello, di una bellezza eterna, il Suo spirito vaga
nel cielo purissimo degli Eroi immolatisi per la Patria, per
la sua gloria, per il suo avvenire.
Platania,
16 giugno 1965
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Un
maestro sul fronte Albanese
Proprio 50 anni orsono, nel gennaio del 1941,
il maggiore Raffele Perri, cui è intitolato
l’edificio scolastico più vecchio della
città (Lamezia Terme), veniva richiamato
in servizio dalla spietata logica della guerra
e inviato sul fronte albanese, dove, dopo due
mesi, avrebbe perso la vita. |
( di Renato Borrello - gennaio 1991 )
Lo scolaro, o il genitore, che varca il portone dell’edificio
scolastico più antico di Nicastro, sede oggi
del 1° Circolo Didattico, si imbatte in una austera
lapide posta sul pilastro centrale dell’atrio
e recante una fotografia ovale su ceramica, e una
epigrafe scolpita sulla pietra grigio-scura; la fretta
o l’emozione non consente di solito se non un
rapido sguardo, cui segue spesso l’assuefazione
quotidiana, ma se vi si ferma una volta l’attenzione,
non può sfuggire l’essenzialità, la
sobria concisione e l’efficacia di quelle parole,
poste a commento del personaggio ritratto; pochi forse
ricorderanno che a dettarle, con la mente o col cuore,
fu uno dei più eletti uomini della nostra terra,
Don Luigi Costanzo, il cui nome e le cui doti spirituali
e intellettuali appartengono alle nostre memorie più
care:
Nell’anima nostra
come su questa pietra
è inciso e fiammeggia per sempre
il nome generoso
del Maggiore Perri Raffaele
due volte combattente per l’Italia
nato a Platania il 12/2/1895
caduto da eroe
sul fronte Greco-Albanese
il XXIV marzo 1941
I suoi colleghi maestri del Circolo di Nicastro
in segno di venerazione
P. P.
La lapide fu scoperta in un giorno del maggio 1942,
alla presenza di autorità civili, militari e
religiose, dei familiari Perri e di una gran folla
di pubblico “visibilmente commossa”, come
rileva la cronaca giornalistica del tempo: e c’era
di che commuoversi per la sorte toccata ad un uomo
che nella Scuola e nell’attività militare
aveva dispiegato le sue migliori doti di bontà,
onestà e coerenza, fino al sacrificio più
grande. Era solo passato un anno da quel fatale 24
marzo 1941 che gli aveva riservato una morte bruciante
su uno dei fronti più aspri e terribili della
2^ guerra mondiale, su delle alture accidentate e
impervie, dove solo la forza fisica e una forte dose
di coraggio poteva consentire ai soldati italiani
di raggiungere, con mezzi poco adeguati, le linee
di combattimento e di tenervi duramente le posizioni,
contendendo palmo a palmo il terreno ad un “nemico”,
che combatteva con tutto l’ardore di chi difende
i propri confini, conoscendone bene ogni sentiero
e ogni insidia, e di cui era stata sottovalutata la
capacità di reazione.
Si pativa il freddo in quelle brulle trincee, dove
le armi erano sempre roventi e continuo il pericolo
di essere colpiti: era un inferno, come testimonia
ancora qualcuno dei pochi superstiti; il martellamento
continuo aveva creato il deserto in quelle terre scabrose
e povere di alberi, che a Raffaele Perri doveva rammentare
il paesaggio carsico, conosciuto nel lungo logorìo
della 1^ guerra mondiale. Le giornate in trincea erano
dunque dure e lunghe, poche e brevi le pause, che
consentivano al pensiero di volare ai propri cari;
una lettera del 21 marzo (l’ultima) inviata
alla moglie e ai figlioletti rivela la preoccupazione
di non far trapelare in nulla la tensione e il tormento
di quel luogo, e si sofferma su tante circostanze
e richiami alla pacifica vita familiare, ai piccoli
doveri dei figli, insieme a promesse di giochi e regali
nel giorno non lontano del ritorno.
Soltanto nelle ultime righe suggerisce alla moglie
l’opportunità di sollecitare dal Ministero
la dispensa quanto meno della prima linea, data la
sua posizione particolare di padre con 4 figli minorenni
(il 5° in arrivo): per questa circostanza nel
gennaio precedente era stato prima richiamato e dopo
pochi giorni congedato. Ma a distanza di 10 giorni
era stato di nuovo richiamato, assegnato al comando
di un Battaglione della Divisione Siena e inviato
ad Angri (SA), dove si andavano concentrando numerosi
reparti dell’esercito, destinati per lo più
oltre mare; da qui scriveva con rassegnazione e con
fiducia, ribadendo quel “dovere” che aveva
espresso davanti ai figli al momento della partenza.
“Lo vedemmo partire - recita un giornaletto
del tempo - proprio da questa nostra Nicastro, dove
nella scuola egli aveva educato alla Religione della
Patria più generazioni di giovinetti, in una
piovosa mattina dello scorso gennaio, fiero del suo
battaglione, dei suoi ufficiali, commossa la sua modestia
dalle manifestazioni di affetto e di simpatia che
il popolo gli aveva tributato ….” Intanto
l’ordine perentorio giunse più veloce delle
pratiche per il rientro, e le sue “necessità”
di una guerra più lunga e difficile del previsto
imposero al Maggiore Perri di raggiungere Brindisi
e di imbarcarsi per Valone, proprio nel giorno in
cui compiva 46 anni: si sottomise al suo compito e
condusse con decisione e con tanta umana comprensione
(attestata da quanti ebbero modo di parlarne) i suoi
uomini nella dura zona di guerra, oltre Tepeleni,
verso il confine greco, ove la battaglia infuriava
da più giorni.
La stessa “necessità”, a cui accompagnava
il suo grande senso di responsabilità, gli fece
affrontare uno dei passi più rischiosi, che era
l’avvicinamento dalla “quota 717”
alla “quota 731”, considerata essenziale
dai comandi militari; bastava esporsi un po’
per venire falciati dal fuoco incrociato senza tregua,
e questo evento toccò al nostro Ufficiale, colpito
alla testa da una scheggia di granata nella tragica
notte tra il 23 e il 24 marzo.
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| Sepoltura del Maggiore
Perri in Albania |
Il Sacrario è il monumento dettato e consacrato dalla
pietas collettiva, dalla commozione e dalla gratitudine
verso chi ha immolato la propria esistenza, e forse anche
dal rimorso inconscio di chi tanta sciagura avrebbe potuto
evitare.
Intanto il corpo del nostro eroe venne inumato insieme
ai tanti altri in quella stessa terra martoriata, accanto
ad un tronco d’albero inerte, testimone e simbolo
della tragedia consumata: una croce semplice recava il
suo nome; era quello un piccolo cimitero provvisorio,
dal quale in seguito le salme furono trasferite a Monastir,
in un grande cimitero di guerra. Ma quando, dopo lunghe
vicissitudini politiche seguite alla guerra, fu decisa
la traslazione dei caduti italiani dall’Albania
in patria, per molti di essi il tempo o l’incuria
aveva cancellato ogni segno distintivo: anche i resti
mortali di Raffaele Perri ebbero tale sorte; ai familiari
che non avevano mai smesso le ricerche, il Ministero della
Difesa comunicò in maniera purtroppo definitiva,
nel 1965, che “…Essi erano da ritenersi compresi
tra quelli rimpatriati non identificati, che verranno
sistemati nel Sacrario militare di Bari”. Che cosa
non comporta una guerra !
Si concludeva così, nel pieno della seconda guerra
mondiale, la vicenda di un uomo di riconosciute qualità
morali, estrinsecate nella vita familiare come nell’attività
educativa, come già, nel pieno della giovinezza,
nel lungo servizio militare che lo vide partecipare alla
1^ guerra dal ’15 al ’18, nei luoghi impressi
nella memoria degli italiani: Sabotino, Gorizia, Monfalcone,
Ponte di Piave, per finire nell’agosto 1918, come
per un gioco del destino, in Albania col Battaglione Puglie,
dove peraltro contrasse la malaria, con lunga degenza
in ospedale.
Durante la campagna di guerra e dopo, meritò il passaggio
dai gradi inferiori a quelli superiori, divenendo Maggiore
di fanteria nel 1939, in congedo dall’aprile 1940.
Il periodo tra le due guerre fu il più tranquillo
e fecondo per Raffele Perri, che ebbe modo di svolgere
il compito prescelto di maestro con la serietà e
la dedizione più volte attestata da quanti lo ebbero
insegnante, nonché da rapporti dei superiori.
Alla luce di queste vicende si comprende meglio la volontà
della Scuola elementare di dedicare al Maggiore Perri
la lapide-ricordo; volontà così unanime e convinta
che a distanza di anni, nel 1965, lo stesso Circolo Didattico,
con la piena adesione del Consiglio Comunale di Nicastro,
decise di intitolare la Scuola allo stesso Nome, rinnovando
e trasmettendo alle nuove generazioni il ricordo e la
devozione per un uomo e un maestro che ha esemplato, con
la sua esistenza laboriosa e la sofferta coerenza, l’eroismo
silenzioso e fattivo con cui tanti onesti italiani hanno
sostenuto il peso di due immani conflitti, nel periodo
più tormentato della nostra breve storia unitaria.
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